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Kaptain Preemo: recensione disco omonimo

Fabio Busi 5 dicembre 2017 Recensioni Cd
kaptain preemo

Kaptain Preemo

s/t

(Retro Vox records)

garage rock, psichedelica

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kaptain preemoFin dall’intro della prima traccia Into The Pentagram è evidente come i Kaptain Preemo stiano in bilico fra i Brian Jonestown Massacre ed i The Black Angels, due band che del moderno garage psichedelico hanno fatto il proprio marchio di fabbrica. A differenza dei due gruppi citati però, la band di cui parliamo, formatasi nel 2014, non è americana ma italiana (per la precisione di Parma), anche se ascoltandoli non hanno nulla da invidiare ai colleghi d’oltreoceano.

I’ve Never Sold My Soul To Satan è un tuffo nei suoni di band come The Tirtheenth Floor Elevators o The Electric Prunes; riff immediato e melodia che si imprime in testa ne fanno un brano che non sfigurerebbe all’interno delle raccolte Nuggets.

La più lisergica Cosmic Plastic Lady, uno dei miei preferiti di questo album omonimo, lascia spazio a Who’s Who, brano che profuma di Doors e Byrds lontano un miglio.

La psichedelia pura anni ’60 fa capolino in Drugs Are Working, seguita dall’ottima I’m Gonna Save You Bobby.

Ascoltando e riascoltando si viene sempre più avvolti dal sound di questi bravissimi Kaptain Preemo che seppure all’esordio, presentano un’innata capacità a scrivere ottimi brani, non fa eccezione Magick Hangover piena di riverberi e riff graffianti.

Con le scariche elettriche di Diamond Shade si chiude alla grandissima questo esordio datato 1967… pardon 2017! Assolutamente imperdibili per tutti gli amanti della psichedelia garage.



 

 

 

 

 

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