Intervista ai Lapingra

Abbiamo incontrato i Lapingra, band molisana ma di stanza a Roma, autori di Salamastra, uno dei pochi dischi italiani del 2011 veramente necessari

Lapingra-intervistaAbbiamo incontrato i Lapingra, band molisana ma di stanza a Roma, autori di Salamastra, uno dei pochi dischi italiani del 2011 veramente necessari.

RockShock. Cominciamo dall’inizio. Che nome è Lapingra?

Angela. Il nome m’è venuto in sogno. Stavo sognando questo cigno gigantesco, che s’aggirava sul bordo di un lago vicino a un paesino. Le persone erano tutte impaurite e urlavano: Lapingra! Lapingra! Mi sono svegliata con questo nome in testa, l’ho appuntato su un foglio e la mattina dopo me lo sono ritrovato sul comodino. La nostra band aveva finalmente un nome.

RockShock. Naturalmente sapete che in provincia di Foggia, ma anche altrove, il vostro nome somiglia a “la pinga”, che vuol dire un’altra cosa?

Paolo. Purtroppo lo sappiamo. A parte il fatto che hanno storpiato il nostro nome in tutti i modi possibili e immaginabili, a un certo punto, suonando in giro, ci hanno detto della somiglianza del nostro nome con un’espressione dialettale di tipo… anatomico. Ma ormai il nome era stato deciso e ce lo siamo tenuti così.

RockShock. Salamastra. Anche questo è un titolo un po’… singolare…

Paolo. Questa ve la racconto io altrimenti facciamo passare Angela solo come la donna dei sogni. Anche se in realtà è sempre lei che – in un’altra notte – ha sognato di essere su un’altalena, ma dondolando i suoi piedi andavano a finire in acqua, dove c’era un essere enorme e immenso, che sentiva sotto i piedi e che nel sogno ha chiamato Salamastra. Questa creatura è stata raccontata al nostro image designer, che l’ha subito disegnata e che è finita sulla copertina del disco. Ci piaceva infatti l’idea di una creatura sotterranea, invisibile ma sempre presente sotto di noi.

RockShock. A questo punto sarà bene chiarire quanto c’è di onirico e quanto di reale nella vostra musica.

Angela. C’è soprattutto sogno, la realtà non mi piace molto e quindi preferisco la dimensione onirica.

RockShock. Provate ad assecondare la tradizionale pigrizia dei giornalisti musicali e, seppure Salamastra è difficilmente ingabbiabile in un genere, provate a raccontarci come suona il vostro disco.

Paolo. Abbiamo tantissime influenza. Angela impazzisce per il dark, gotici e new wave; io adoro la musica del nord europa, dai Mum a Bjork, ma anche i Radiohead e i Blur.

Angela. Ma nella nostra musica arrivano anche le canzoni dei film della Disney e i musical.

Paolo. Per non parlare delle pubblicità trash anni ’80.

RockShock. A rischio di dirvi delle bestialità, vi confesso che io ci ho trovato anche un po’ di cabaret berlinese anni ’30 e ’40 (per come a volte canta Angela) e alcuni arrangiamenti orchestrali vicini a Nyman e Tiersen.

Paolo. Nyman ci piace moltissimo e quindi è probabile. Tiersen ha sfruttato una idea pop molto semplice, i cambi tonali verso il triste, è l’ha resa orchestrale. E’ una cosa che c’è piaciuta molto e che probabilmente c’è rimasta addosso.

Angela. Adoro L’Angelo Azzurro e la Dietrich in quel film e quindi… sì, è probabile che più o meno inconsciamente abbia influenzato il mio modo di cantare.

RockShock. Nelle vostre canzoni ci sono strumenti giocattolo, strumenti ”veri”, arrangiamenti orchestrali: come nasce a livello compositivo un vostro brano?

Angela. Generalmente tutto nasce da una linea melodica che mi arriva all’improvviso da chissà dove. La faccio sentire a Paolo e lui l’arrangia immediatamente al pianoforte. E da lì comincia tutto.

Paolo. C’è stato un momento in cui abbiamo addirittura pensato di farci delle magliette, da indossare nei concerti, per lei con scritta ”melody” e la mia con ”harmony”. E comunque… sì, i nostri compiti sono divisi in maniera abbastanza netta, anche se magari capita che io possa farle sentire un giro al pianoforte e lei immediatamente ci innesti una linea vocale.

RockShock. Fra le tante cose che mi hanno favorevolmente colpito (e che purtroppo è una cosa rara per una produzione indipendente), è che dietro Salamastra e Lapingra sembra esserci un vero e proprio progetto di comunicazione. E il vostro progetto di comunicazione che tipo di pubblico ha come obiettivo?

Paolo. Umberto, Guido e tanti altre persone. Sono tutte coinvolte nella nostra Associazione Culturale, AOIsland, che è una vera e propria fucina di idee e che ci sostiene nello sviluppare il nostro progetto di comunicazione a tutto tondo. C’è da tener presente, inoltre, che noi facciamo molte cose parallele alla musica in senso stretto. Giusto per fare un esempio, lo scorso anno abbiamo fatto un musical, che ha coinvolto i Lapingra ma tantissime altre persone, compresa tutta l’associazione. Ma siamo coinvolti in diversi progetti, teatrali, di arti grafiche e altro ancora. Ci piacerebbe molto arrivare a un pubblico più vasto possibile; i nostri spettacoli sono vivaci, colorati e musicalmente adatti a soddisfare tantissima gente diversa.

Angela. Personalmente, da ascoltatrice/spettatrice, nel mio lavoro di musicista parto dalla domanda: cosa mi piacerebbe sentire? Che tipo di spettacolo vorrei vedere? Le risposte sono quelle che cerchiamo di inserire nella nostra musica e nei nostri concerti.

Paolo. Infatti. E siccome come ascoltatori siamo aperti a tantissime forme diverse… anche la nostra musica va verso mille direzioni. Sappiamo che il rischio è quello di non riuscire a creare un ”brand”, un sound riconoscibile immediatamente, ma anche pericolosamente sempre uguale a se stesso. La scommessa è quella di vedere se piace e se arriva al pubblico un progetto tutto sommato complesso come quello dei Lapingra. Al momento siamo contentissimi, la critica ci sta apprezzando e il pubblico che arriva ai nostri concerti dimostra di gradire.

Angela. I nostri cambi di rotta sono finalizzati a quello che vogliamo dire e vogliamo comunicare. Se vogliamo dire qualcosa e il modo più efficace è l’elettrinca… siamo una band elettronica, ma quando abbiamo bisogno di un’orchestra… non ci facciamo nessun problema e la facciamo suonare.

RockShock. Di che parla Salamastra?

Angela. In linea dì massima di atmosfere oniriche e di animali. O di animali all’interno di sogni. Ma anche di cibo. Il tutto condito con abbondanti dosi di humour nero e di surrealismo. Tutte le cose che ci piacciono di più.

RockShock. Siete in due. Non c’è una maggioranza. Come mettete un punto alle vostre questioni?

Paolo. Con i coltelli.

Angela. Il vicinato conosce bene le nostre litigate furibonde. In realtà la volontà di suonare insieme è sempre più forte di tutte le nostre divergenze. E comunque tendo a farlo fesso e contento.

Paolo. Scherzi a parte, cerchiamo di sviluppare sempre di più l’arte del compromesso. Lo raggiungiamo per gli arrangiamenti, per il titolo di una canzone o nel definire la scaletta di un concerto. L’aspetto più complicato della faccenda è quando non siamo d’accordo sui contenuti.

RockShock. Il vostro suond è piuttosto complesso, dal vivo come lo riproponete?

Paolo. Siamo stati un po’ incoscienti, scrivendo e registrato il disco non ci siamo proprio posti il problema. Fino a marzo scorso sul palco salivamo solo io e Angela, stasera saremo in tre (questa intervista è stata realizzata nel corso della presentazione di una fiction in cui i Lapingra hanno collaborato alla colonna sonora, ndr), ma abbiamo anche suonato in 20 sul palco, giusto qualche mese fa. Ovviamente portare in un club un’orchestra è una cosa molto complicata e molto costosa, ma l’idea comunque è di proporci in un assetto variabile, da tre a sei persone, nel tour che stiamo iniziando proprio nei prossimi giorni. Il trio sarà comunque la nostra formazione base.

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Massimo Garofalo
Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock. Parola d'ordine: curiosità. Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)
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