Intervista a Briegel (Ritmo Tribale) in occasione del nuovo album del 2020

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Il 17 aprile uscirà il nuovo album dei Ritmo Tribale. Per l’occasione abbiamo incontrato Briegel con cui abbiamo parlato del nuovo album, del glorioso passato dei Ritmo, dell’atteso ritorno sui palchi e purtroppo anche di Coronavirus.

Rockshock: Che dire bentornati. Vorrei sapere la sensazione che si prova ad essere tornati a registrare. Insomma ad essere tornati in pista.

Briegel: E’ una bella soddisfazione perché è sempre una cosa positiva per chi fa musica. Diciamo che la registrazione diventa un qualcosa di necessario perché vuol dire che stai portando a termine un periodo, un lavoro, un qualcosa che hai fatto in sala prove. Noi in realtà ci siamo sempre visti in sala prove quanto meno sono un po’ di anni che ci vediamo anche come No Guru e chiaramente dopo un po’ che vai a suonare in sala non ti metti a suonare i vecchi pezzi, si cerca di buttare giù qualcosa. Poi come spesso accade, Scaglia ha già qualche pezzo abbozzato, qualche idea e quando riusciamo a chiuderle ad un certo punto diventa come dire, non dico necessario, ma ti viene voglia di andare in studio perché le vuoi sentire registrate. Il nuovo album è composto di otto canzoni registrate in due session diverse perché chiaramente le tempistiche, varie situazioni ti portano a lavorare in questa maniera. In realtà è bello tornare in studio, anche se non ci siamo mai allontanati, ma è bello perché ad un certo punto devi chiudere il cerchio. Quando hai un certo numero di pezzi, di canzoni che ti soddisfano, è giusto andare a registrarle e com’è capitato a noi, abbiamo deciso di pubblicare solo ora il disco che prima doveva essere un EP, ma poi abbiamo tenuto botta e dopo l’ultima session in studio abbiamo deciso di pubblicare l’album.

RS: Che poi sono passati ventun anni da Bahamas del 1999.

B: In realtà dall’ultima pubblicazione dei Ritmo sì, anche se nel 2007 c’è stata la pubblicazione di un best con un paio di pezzi inediti, questa volta si è pensato di uscire prima con singoli inediti perché ora si fa così, pubblichi su portali come Spotify o Apple Music e alla fine la pubblicazione dell’album intero.

RS: Ci sono differenze di come si registrava negli anni novanta, a parte la questione tecnologica, intendo le differenze di quel decennio e oggi.

B: Per noi no, registriamo sempre allo stesso modo, cerchiamo sempre di essere il più live possibile perché è la cosa che ci si addice di più perché suonare insieme, è la cosa migliore. Sai, nel 2000 quando ci siamo “stoppati”, in realtà siamo stati fermi solo due anni senza mai suonare insieme, ma poi in realtà abbiamo sempre continuato con progetti diversi, però non abbiamo mai abbandonato gli strumenti perché è una cosa che senti dentro, è una passione che è diventato un modo anche per stare insieme, vederci, nonostante il lavoro, gli impegni. Quindi per noi non è cambiato, a parte l’aspetto prettamente tecnologico, per noi non è cambiato l’approccio allo studio, perché lo facciamo sempre alla stessa maniera.

RS: Quindi giungiamo a oggi con La Rivoluzione del Giorno Prima. Chi è stato tra di voi ha avuto l’idea di volerlo realizzare.

B: Guarda è un qualcosa che viene di conseguenza. Quando vai in sala prove e ci vai con una certa regolarità, è difficile che ti metti a fare pezzi da “catalogo”, inizi a jammare e nascono cose nuove. Nel momento in cui siamo riusciti a finire un certo numero di pezzi, abbiamo detto ok pubblichiamo il disco ed è stato un bel risultato. Sai non ci correva dietro nessuno e quindi ci siamo detti quando abbiamo l’album che ci soddisfa, lo pubblichiamo. E’ normale per un artista, per un gruppo quando hai una registrazione in cui ti riconosci, che ti piace, che ti rappresenta quello che sei in quel determinato momento, è naturale arrivare alla pubblicazione. Anche perché c’è sempre qualcuno che vuole sentire, fortunatamente, i vecchi fan, erano anni che ci chiedevano un nuovo disco e quando Scaglia, che ha scritto tutti i testi, ha dato una sferzata decisiva siamo arrivati a questo nuovo lavoro.

RS: Quando è uscito il video de La Rivoluzione del Giorno Prima, quello che mi ha colpito è la presenza di questo uomo lupo che segue Andrea ovunque. Che cosa rappresenta questa figura e perché compare anche nella copertina dell’album.

B: La copertina l’ha fatta un’artista Tom Porta che ci ha omaggiato con questo lavoro. Ci è piaciuta subito. Da lì è nata l’idea del video di avere ognuno di noi, o meglio Scaglia, che è il protagonista principale, una sorta di alter ego anzi no meglio la carogna che ci portiamo sempre dietro. Poi ognuno può dare il significato che vuole, al limite qualcuno può vederci l’angelo custode, una guardia del corpo, comunque ognuno di noi può avere libera interpretazione.

RS: La cosa che mi ha stupito, ascoltando l’album, sono due pezzi in particolare e vale a dire l’Intro e Buonanotte, più che altro per l’utilizzo del pianoforte. Nel senso che questo strumento non c’è mai stato nei vostri pezzi o meglio non come strumento principale.

B: In realtà noi o meglio con Talia abbiamo sempre cercato di usare il pianoforte ma non nel senso classico del termine, perché abbiamo sempre cercato un utilizzo della tastiera in maniera un po’ diversa cercando sempre di utilizzarla come strumento in più. Per quanto riguarda Buonanotte, il pezzo originale è completamente diverso è quasi metal, tiratissimo, poi Scaglia l’ha fatta da solo con voce e pianoforte e devo dire che ci è piaciuta talmente da volerla mettere nel disco. Alla fine è un nostro pezzo e da fan queste cose a me sono sempre piaciute e credo che ai fan dei Ritmo questa versione potrà piacere tanto, anche se il testo di questa canzone è di Edda, l’apporto che sta dando Scaglia in questo momento è di molto superiore.

RS: C’è anche una cover che era già uscito come singolo Revolution Show che è un pezzo dei Killing Joke.

B: Tecnicamente è una cover, ma è più un adattamento perché sì è un pezzo dei Killing Joke, che è un gruppo molto amato da noi, però Scaglia ha fatto il testo in italiano per cui è una cover con il testo di Scaglia.

RS: Infatti, sembra un pezzo molto alla Ritmo Tribale. Chi non conosce i Killing Joke e chi non conosce quella canzone e la ascolta per la prima volta, potrebbe pensare tranquillamente che sia un pezzo vostro.

B: Non nego che i Killing Joke siano stati, insieme ad altri gruppi, una band che ci ha influenzati. Se prendi Antimateria da Mantra anche lì c’è una citazione presa dai Killing Joke, fortunatamente non se si accorse nessuno. Sai ognuno di noi ascolta diversi generi di musica, però sui Killing Joke siamo tutti d’accordo.

RS: Edda lo sentite ancora?

B: Sai lui è molto attivo sui social, quindi leggiamo quello che scrive, ma nessuno di noi credo abbia più un rapporto con lui. Lui ha fatto la sua strada, noi abbiamo fatto la nostra, i rapporti sono buoni, però sono venticinque anni che Edda ha lasciato i Ritmo Tribale, questo è il secondo album che facciamo senza di lui. Ognuno di noi ha il suo rapporto personale con lui, io ogni tanto gli scrivo su facebook, magari commento qualcosa però non credo che gli altri lo sentano e comunque di persona è una vita che non ci s’incontra. Ormai, anche se la domanda su Edda te la fanno sempre, Edda non fa più parte del gruppo. Edda oggi è lontano anni luce da quello che facevamo insieme e da quello che fa lui adesso.

RS: La mia domanda però te l’ho fatta per ricordare quegli anni dove voi, in qualche modo, siete stati i precursori di un certo genere, c’era il Jungle, la scena milanese e quindi mi viene da chiederti se sentite ancora qualcuno di quel periodo.

B: Ma sì, perché soprattutto sono amici con i quali ci si incontra, ci si vede, alcuni di loro io li sento anche per lavoro dato che faccio l’avvocato per il settore musicale, per cui mi capita di sentire Ferdi o Alioscia (Casino Royale), Bunna (Africa Unite) Pau (Negrita) Diego Galeri (Timoria) e tanti altri, ma perché come ho detto prima sono amici e quindi per questo motivo i rapporti rimangono. Quella scena degli anni novanta è morta, finita e sepolta. L’amicizia è un’altra cosa.

RS: E i concerti? E ovvio che la data del 18 aprile al Legend di Milano per la presentazione del nuovo album sarà annullata data l’emergenza sanitaria per il Coronavirus.

B: Più che altro bisognerà capire quando lo si potrà fare. Non so cosa si deciderà per i concerti e non solo il nostro. Ad esempio chissà quando si potrà tornare a suonare al Forum.

RS: Ognuno di voi fa un mestiere diverso, in alcuni casi poco inerente col mondo della musica, quindi mi chiedo come fate a conciliare le vostre attività di tutti i giorni con questo ritorno e anche in previsione delle future date live.

B: Intanto da un lato mi auguro di avere tante date live, ma ad ogni modo valuteremo la situazione caso per caso e per quanto riguarda i nostri lavori credo che ognuno si farà i propri conti e ci organizzeremo di conseguenza. Poi più date ci saranno meglio è, ma intanto deve ripartire questo carrozzone che in questo momento destabilizza perché sicuramente si ritornerà però non si sa quando e non si sa come. Prima di tornare a com’era due mesi fa secondo me ci vorrà un po’ di tempo ed è brutto perché in questo periodo non sta lavorando nessuno o comunque pochissima gente e alla fine vai al collasso. E’ una situazione che ha colto impreparati tutti.

RS: La cosa surreale è che voi dopo ventun anni uscite con un nuovo album, chi vi segue l’aspettava con trepidazione e alla fine per questa triste situazione tutto salta. Avevo letto sulla vostra pagina facebook, tra alcuni commenti, uno che ha scritto che dove ci sono casini i Ritmo Tribale ci sono sempre.

B: E’ ovvio. La nostra carriera, la nostra storia è costellata da queste cose. Noi siamo quelli lì che all’Heineken di Mestre eravamo pronti per salire sul palco e all’improvviso è arrivata una tromba d’aria, sedie che volavano, delirio totale con tutto quello che ne consegue. Anche in quel caso era un nostro ritorno sul palco, ti sto parlando di circa dieci anni fa, quindi nella storia dei Ritmo ci sono sempre stati episodi più o meno così.

RS: Grazie Andrea per la tua disponibilità, ora non ci resta che aspettare il nuovo album e soprattutto vedervi sul palco nuovamente.

B: Sì intanto l’album uscirà il 17 aprile e questo ci renderà già più felici.

RS: Sarà un nuovo inizio, l’inizio della Rivoluzione del Giorno Prima.

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About Michele Larotonda

Michele Larotonda nasce a Potenza nel 1977, ma vive e lavora a Milano. Scopre la sua passione per la scrittura durante i dieci anni trascorsi a suonare in una band in cui ricopre il ruolo di cantante e autore dei testi. Decisivo poi l’incontro con l’associazione culturale Magnolia Italia, grazie alla quale frequenta corsi di scrittura creativa e si avvicina al cinema scrivendo e realizzando cortometraggi che hanno avuto visibilità in alcune rassegne specializzate. Scrive sulla rivista letteraria Inkroci, occupandosi di recensioni musicali, e sul blog letterario Sul Romanzo, dove recensisce libri. Ha pubblicato i libri “Sai Cosa Voglio Dire?” e “Il fascino discreto della Basilicata”. “Il Sognoscuro” è il suo primo romanzo.
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