I Hate My Village: recensione disco omonimo

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I Hate My Village

s/t

(Tempesta International)

rock

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https://www.youtube.com/watch?v=nm1S2xkKroI

 

recensione i hate my villageEsordio quasi a sorpresa di un nuovo super gruppo rock italiano, ovvero gli I Hate My Village.

Senza perdersi in troppi giri di parole, questo trio è composto da gente che da anni macina chilometri su e giù per lo stivale e realizza dischi con band importanti e seminali per tutto il movimento rock tricolore.

L’ossatura del gruppo è formata da Fabio Rondanini (batteria di Calibro 35, Afterhours) e Adriano Viterbini (chitarra di Bud Spencer Blues Explosion) a cui si aggiunge il contributo determinante e vincente di Alberto Ferrari (anima dei Verdena).

Perché il contributo del musicista bergamasco è determinante e vincente? La struttura, a volte brevissima, dei brani si fonda su riferimenti in cui le percussioni sono la parte dominante che danno il via a quei suoni da colonna sonora che hanno fatto grande la musica dei Calibro 35.

In questo mix di chitarre ad effetto e percussioni martellanti, si incastona alla grande, nei pochi pezzi cantati, la voce del leader dei Verdena che conferisce un tocco di melodia e particolarità alle canzoni che, va detto, non hanno nell’immediatezza la loro peculiarità.

Accanto ad episodi brevissimi come Location 8, ci sono canzoni del tutto particolari come il singolo Tony Hawk of Ghana o Acquaragia che nascono come delle vere e proprie jam su cui poi si sono tagliati e cuciti dei brani interessanti sotto ogni punto di vista.

Presentiment, il pezzo più lungo di quasi cinque minuti, potrebbe essere il manifesto del lavoro.

I richiami alle due band madri (Calibro 35 e Bud Spencer Blues Explosion) è evidentissimo e per i fan di questi due gruppi tutto ciò è pura manna dal cielo.

Fare Fuoco ha un ritmo tribale, Fame è un blues acido nascosto sotto mentite spoglie, mentre Trump ricorda, in alcuni frangenti, qualcosa legato ai Mr. Bungle di Mike Patton.

Ora bisognerà capire se questo progetto è semplicemente una valvola di sfogo oppure se qualcosa di più duraturo. Intanto, mentre si rimane in attesa di capire le prossime mosse (alle porte c’è un tour imminente), possiamo dire che il 2019 inizia al meglio per il rock nostrano.

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