Hidden Scars / Luca Fucci: recensione di Unsolved

Unsolved è il raffinatissimo nuovo album di Luca Fucci, che si conferma artista elegante e di grandissimo spessore. Quando la musica non ha bisogno di parole.

Luca Fucci / Hidden Scars

Unsolved

(Sour Candies Music)

electro, experimental

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Chi si ostina nel dire che il linguaggio musicale debba per forza prevedere il supporto delle liriche evidentemente non è ancora mai incappato nelle produzioni artistiche di Hidden Scars, progetto solista di Luca Fucci.

A tre anni di distanza dall’ottimo Damaged, il musicista e producer fiorentino torna sul mercato con Unsolved, il nuovo full-lenght appena uscito su etichetta Sour Candies Music e prodotto dall’amico di sempre, Giacomo Jac Salani, a La Fucina Studio di Empoli.

È un mondo introspettivo, illuminato e profondo quello che Luca da sempre racconta, un mondo dove le emozioni viaggiano sui binari della identificazione individuale, dove ognuno può liberamente trovare una chiave di lettura soggettiva e sopratutto libera dai dettami imposti da un testo.

Sin da Hidden Scars, esordio datato 2015, Luca plasma e partorisce un oscuro microcosmo decadente attraverso l’uso massiccio di sintetizzatori, drum machine e pianoforte dando vita ad un suono pieno e straordinariamente armonico.

Unsolved è un viaggio sonoro suddiviso nei movimenti di Ascesa e Discesa che perennemente si avvicinano e si allontanano in una costante altalena tra luce e buio, bianco e nero, gli stessi identici contrasti che accompagnano l’artwork curato nel dettaglio da Luca stesso.

 

Durante l’ascolto ricorre una reiterata domanda; esiste una nuova salita dopo l’agognata discesa e un nuovo inizio dopo i titoli di coda?

Come in un disegno di Escher, i 12 brani inclusi rappresentano gradini che salgono e scendono senza che il passaggio diventi percettibile, semplicemente ci si trova a percorrere quella stessa scala in entrambi i sensi di marcia trainati dagli slanci emozionali provocati dalle note.

Ogni traccia di Unsolved racchiude un tormento, sono 12 perle custodite in uno scrigno prezioso lasciato socchiuso affinché vengano tirate fuori una alla volta, a partire dalla sofisticata elettronica di When We Met dove il piano ed il basso a sei corde si inerpicano alla ricerca di uno squarcio di luce, passando per le melodie strazianti di Suspended Animation ed approdare alle rotondità orgasmiche di The Lightkeeper e Flowing Gold di vaga ispirazione curiana.

Una volta raggiunto l’acme si è però costretti a discendere la china, il suono si fa più duro, più aggressivo ed è in questa elettricità tangibile, a tratti distorta, che la mente ormai abituata alla rêverie deve arrendersi alle tempeste interiori tradotte con le inquiete storture di Outway, le ossessioni ritmiche di Gateway, il tenebroso magnetismo di Repetition Compulsion e l’affascinante claustrofobia di Comfortable in Pain.

En chute libre, in balia di sintetizzatori modulari e drum machine analogiche si atterra sulla frenetica Knot molto vicina alle ambientazioni à la Soft Moon, poi il cerchio si chiude ed è come se la When We Met (quando ci siamo incontrati) iniziale finisse per osmosi nella splendida evanescenza dell’ultima traccia, When You Left (quando te ne sei andata).

Vi capita mai di ripetere una frase come fosse uno slogan fino a non trovarne più il senso reale? Avete mai pensato a quanto le parole siano spesso un fardello insopportabile? Avete mai cercato un vocabolario universale che non fosse legato all’alfabeto convenzionale?

Se la vostra risposta è affermativa non dovete far altro che fluttuare nella bolla perfetta di Unsolved dove è facile comprendere l’infinito senza bisogno di ricorrere ad espressioni verbali, con questa ultima prova Luca Fucci si conferma artista elegante e di grandissimo spessore.

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