Gorillaz
The Mountain
(Kong)
elettronica, pop, ambient
Sono tornati i Gorillaz con The Mountain, nuovo album che segue Cracker Island (2023). Un disco nato all’ombra di un viaggio in India compiuto da Damon Albarn e Jamie Hewlett, entrambi attraversati dal bisogno di elaborare la perdita dei rispettivi padri e della suocera di Hewlett. Un lutto condiviso che diventa lente attraverso cui osservare temi come la vita, la morte e la possibilità di una rinascita, filtrati dalla spiritualità di un Paese in cui il sacro permea la quotidianità. Tutto questo emerge con chiarezza nelle melodie e nelle atmosfere del disco.
Le quindici tracce si aprono con The Mountain, dove il sitar domina la scena e costruisce una melodia arcaica e seducente, un inatteso stacco di electro‑world music che sorprende l’ascoltatore. Con Moon Cave tornano invece i Gorillaz più familiari: un tappeto dance‑pop su cui si intrecciano la voce di Albarn e quelle degli artisti coinvolti nel featuring e nella produzione.
C’è spazio anche per l’ironia in Happy Dictator, con gli Sparks, che dopo l’ormai ricorrente sitar si trasforma in un brano elettronico dal solo scopo dichiarato: far ballare, e farlo senza sosta. Il featuring con Tony Allen in The Hardest Thing apre invece a un momento più intimo: dopo un’introduzione parlata, il pezzo si sviluppa in un’epica pop e pseudo‑ambient di due minuti e venti.
Funziona bene anche l’incursione hip hop di The God of Lying (feat. IDLE) e di The Empty Dream Machine, cantata da Albarn e Black Thought, con la chitarra di Johnny Marr a impreziosire il brano. L’ex chitarrista degli Smiths torna poi in The Plastic Guru, dove la band gioca con un mix di neo-elettronica e richiami agli anni ’80.
Il finale si muove tra la dimensione cinematica di The Sweet Prince e la sinuosità malinconica di The Sad God. È qui che il disco trova la sua sintesi emotiva: un equilibrio tra dolore e desiderio di rinascita che attraversa tutto l’album.
Con The Mountain i Gorillaz firmano un lavoro che riesce a essere al tempo stesso malinconico e vitale, senza appesantire l’ascolto nonostante la generosa quantità di brani. Albarn e soci dimostrano ancora una volta di sapersi reinventare e sorprendere, qualità tutt’altro che scontata nel panorama musicale contemporaneo.
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