Goose: 30:40

30:40, con una metafora tennistica ci mostra le sfide da affrontare nei periodi più delicati della vita, anche se in maniera non sempre convincente

Goose

30:40

(Cd, Seahorse Recordings/Audioglobe)

pop-rock, indie-folk

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goose-3040No, non mi lascerò influenzare dalle decine di recensioni positive di 30:40 sparse per il web; a me non è piaciuto molto questo secondo album dei sassaresi Goose: anche se la produzione non è poi tanto male, gli arrangiamenti e le melodie ben curate, i testi – per fortuna in italiano – perlopiù significativi (pur non eccezionali), il repertorio stilistico ed extrastilistico vasto e adeguatamente filtrato, tutto sommato il risultato non è perfettamente consono alle molteplici (e presunte) fonti “ispirative” vantate dalla band.

In effetti l’opera è sì formalmente ineccepibile, considerando l’intreccio fra le parti vocali e strumentali, ben confezionate attraverso, appunto, un ‘filtraggio’ in gran parte attento ad eliminare le “asprezze” di un sound figlio di un linguaggio rock-classico – il folk-rock, il paisley underground e il rock (più) melodico in generale, che di per sé non hanno ovviamente nulla di sbagliato – ma che spesso rischia di essere sminuito/svalutato da un dispiegamento fin troppo lineare e prevedibile delle canzoni, con una voce a tratti eccessivamente mielosa e una lingua (la nostra), ricordiamocelo, di difficile assimilazione per quella che è la tradizione musicale anglosassone – in parole povere, difficile da adattare al rock – rischiando così di cadere nel banale.

Anche se, a voler essere onesti, di buoni episodi l’album non è carente: tralasciando il biglietto da visita (Qui per te) – in gran parte causa principale delle mie ostilità nei confronti di questo lavoro – è possibile ritrovare nell’indie-rock alla Pavement di Finché non saprai, nell’alt-country/pop rock di Indietro, nelle melodie inebetite di Mio cuore, nel groove di Fra noi due e nella dilatazione strumentale di Sogna, una risposta più convincente a quelle che erano le aspettative referenziali di 30:40, offrendoci in questo modo una seconda parte meno formale, nonché degna di una band a cui – potenzialmente – il talento non manca.

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Angelo Damiano Delliponti

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