Golden Apes
The Sun Came Up Tremendously (18 settembre 2026)
(Icy Cold Records)
post-punk, darkwave
“…o sole, che sani ogni vista turbata, tu mi appaghi talmente quando ti riveli, che il dubbio mi è caro quanto la certezza!” (Dante Alighieri, Divina Commedia, resa in prosa).
Con queste parole illuminanti tratte dalla Divina Commedia, canto XI dell’Inferno, i Golden Apes presentano il loro nuovo album, The Sun Came Up Tremendously (registrato ai Thommy Hein Studios di Berlino) appena uscito su Icy Cold Records e che arriva a due anni di distanza dall’ultima pubblicazione in full-lenght, Our Ashes at the End of the Day, rappresentando di fatto il secondo capitolo di una già programmata trilogia incentrata su quel fragile spazio sospeso tra oscurità e speranza.
Il sole come guida, il valore del dubbio, la ricerca della verità, un trittico ideologico sposato anche dalla band berlinese che, come Dante, vaga alla ricerca del vero attraverso dubbi e domande, certa che tale cammino risulti bello ed appagante quanto l’aver già conquistato la meta, non è quindi importante il traguardo quanto il costante, pervicace e reiterato percorso introspettivo.
I Golden Apes sono ormai universalmente conosciuti per il loro sound peculiare intriso di malinconia ma capace anche di grandi guizzi vigorosi unito ai testi di grande spessore, alla voce inconfondibile di Peer Lebrecht, baritonale, profonda e perdutamente emozionale, ai continui e ricorrenti stop and go di disarmante bellezza e ad una pienezza di suono ricca di arrangiamenti e orchestrazioni studiati nel dettaglio ma questo album, se possibile rappresenta uno step ulteriore perché riesce ad ampliare il vocabolario sonoro con nuove trame e nuove dinamiche pur rimanendo ancorato alle consuete peregrinazioni concettuali in perenne conflitto tra oscurità, desiderio e illuminazione.
Atmosferico, intenso, emozionante e oscuro quanto basta, The Sun Came Up Tremendously è dominato da un ritmo trascinante che scorre come un battito cardiaco inquieto attraverso le dieci tracce incluse, mentre un formidabile basso pulsante conferisce un inconfondibile senso di movimento, le chitarre potenti emergono da strati di tastiere eteree creando paesaggi sonori vasti e cinematografici in cui convergono post-punk, dark wave e musica alternative contemporanea, al centro di tutto si staglia la voce di Peer Lebrecht intenta a narrare liriche splendide imperniate sulle contraddittorie profondità dell’esistenza umana con i suoi inestricabili conflitti interiori, quella voce diventa così un ulteriore strumento, cupa, intima e suggestiva eppure capace di squarciare le ombre con una forza straordinaria.
Una musica che invita chi ascolta ad entrare completamente nelle atmosfere sonore ma anche tra i pensieri e i sentimenti nascosti sotto la superficie, i brani mantengono un ritmo ballabile non sacrificando il loro spessore emotivo, momenti di malinconia cosmica si alternano a passaggi più leggiadri ad altri ancora quasi euforici e trascendenti, i tumulti emotivi risuonano nella mente, nelle orecchie e nel cuore come un loop labirintico all’interno del quale ci si sente al sicuro perché coscienti di essere proiettati verso la luminescenza dopo aver attraversato il buio e la tempesta.
E i bagliori si percepiscono chiari nelle tracce più sognanti come The Light (Inside Us), introspettiva ma tinta di leggiadra dolcezza, Milk and Poison, tonda e chimerica, Helion, intensa e avvolgente, Evelyn (One Day) delicata e oserei dire romantica mentre ombrose ed esplosive si susseguono l’irruenta Farewell, la tumultuosa e fulgida Radiation, la potente e aggressiva Resistance, primo singolo estratto ed ottimo biglietto da visita per entrare come si deve nel mood generale.
E ancora la drammatica e toccante, Where The River Ran dal tappeto sonoro solenne, City Walls (solo nella versione digiCD), dominata da un basso stellare che detta il ritmo aprendo la via ad una composizione epica dove la voce di Peer, turbata e quanto mai intensa, ci accompagna in una foresta di emozioni fortissime e infine la traccia che non ti aspetti, Dreams (Gone By) dotata di una ritmica superba e una struttura complessa, ricca di stop and go clamorosi, accelerazioni repentine e perfino accenni doom sul finale, sciamanica, iridescente ma perdutamente peccaminosa.
In attesa del terzo capitolo della trilogia, i Golden Apes ci regalano The Sun Came Up Tremendously, un disco pensato per la notte, la riflessione, l’abbandono, un disco da ballare sotto la luce che finalmente squarcia l’oscurità.
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