A Silent Noise
Rêverie Machine
(Oraculo Records)
new wave, post-punk, kosmische music
Chi gravita nella scena underground del nostro bel paese di sicuro conoscerà il talento e lo stile inconfondibile di A Silent Noise e magari avrà pure avuto modo di godere della grande magia che riescono a creare ogni volta in concerto, una band certamente ancorata a dinamiche e timbriche oscure ma sempre connessa ai suoni elettronici degli anni ’80, le linee gotiche incastonate in brani storici come Tersicore (cavallo di battaglia senza se e senza ma) come contraltare alle riverberate ambientazioni cinematografiche/psichedeliche/sognanti di singoli come Zeit Maschine.
Nato nel 2007 dalla mente creativa di Libero Volpe (voce, basso, synth, programming) e concretizzato nel 2011 con l’uscita del debut album Airwalking, il progetto si amplia con l’arrivo di Lorenzo Ceccarelli al basso, Stefano Esposito alla chitarra sostituito in seguito da Alessio Rossetti e Gianpaolo Cesarini Rik Fingers (bass, analog synth, programming) ed è proprio con quest’ultima formazione che giungono dritti dritti al traguardo del quarto full-length in studio, Rêverie Machine, in pre-order per l’illuminata label spagnola Oraculo Records.
Dopo tante sperimentazioni e peregrinazioni in lungo e in largo alla ricerca del suono perfetto, A Silent Noise scrivono il disco della maturità nel quale dimostrano un pieno controllo della propria identità stilistica fondendo in modo assolutamente equilibrato e credibile le dinamiche di una formazione solida e le atmosfere retro-futuristiche in costante bilico tra post-punk, darkwave, coldwave, new wave con echi tangibili di kosmische music, visioni fantascientifiche e l’idea di un futuro lontano forse già immaginato in tempi remoti.
Le calde ed ovattate tessiture analogiche si alternano così alle pulsioni elettroniche perfette per i dancefloor, gli affascinanti, onirici, passaggi strumentali si avvicendano a capitoli più cupi sorretti da voci evocative e profonde.
Libero racconta: “Ho pensato al titolo come a una sorta di macchina capace di metterci in movimento senza bisogno di partire davvero: una macchina della rêverie, che attraverso synth analogici, chitarre, bassi e voce apre paesaggi diversi e accompagna l’ascoltatore da una dimensione all’altra”.
Rêverie Machine è infatti un coinvolgente viaggio che parte da suggestioni legate agli anni ’80 con la volontà di non rimanere ancorati alla nostalgia, la band trasforma quelle influenze per portarle altrove costruendo un luogo ideale e sentito fin nel profondo, come una nuova dimora dove passato, presente e futuro possano finalmente convivere con assoluta coerenza.
Perfino la copertina abbraccia l’idea del viaggio, il profilo di una donna, rappresentata come visione eighties, rimane sospesa tra sogno e realtà, divisa tra luce ed ombra in due diverse dimensioni; una più umana, l’altra più astratta e futuristica, una figura pensata come una sorta di immagine mentale che accompagna l’intero percorso ad occhi chiusi perché il tragitto è soprattutto interiore, costruito nella rêverie, nell’immaginazione.
Gli otto brani inclusi mantengono una costante sensazione di attraversamento, come se ogni capitolo fosse un portale attraverso il quale poter accedere a paesaggi diversi, tracce inedite si alternano ad altre già conosciute come la splendida Les Fleurs du Mal il cui testo è un libero adattamento da L’invitation au Voyage (Le Fleurs du Mal) di Charles Baudelaire, la quasi solare Treasure in perfetto stile ASN e la suggestiva April 1986 scritta in ricordo del disastro di Chernobyl e dedicata a tutti coloro che in quei giorni sacrificarono la propria vita per gli altri, commovente l’apertura affidata agli audio originali dell’evacuazione diffusi attraverso gli altoparlanti.
Impossibile resistere alla dolce malinconia di Away e al suo incedere docile come pioggia sottile in un pomeriggio autunnale dove tutto sembra sfiorire e dissolversi per sempre, malinconia che torna a secchiate nell’incantevole atmosfera di Under The Rain, tormentata e macilenta sulle prime battute, rassicurante nelle aperture e impreziosita dalla superba prova canora di un Libero mai così ispirato.
Multiverso è per palati sopraffini, la costruzione insolita e particolarmente complessa include l’intro in spoken word adagiato sulle note di una chitarra classica che vola tra il gitano e il flamenco per poi esplodere tra echi à la Death in June e seduzioni ipnotiche pinkfloydiane mentre con Free si balla senza soluzione di continuità tra ritmi sincopati, elettronica spinta e sperimentazioni a più non posso, in ultimo Stratos, primo singolo estratto accompagnato da un video in pieno stile retrò, dedicato alla leggendaria Lancia Stratos dei Rally anni ’70 e qui si torna al tema viaggio, in questo caso agli attimi che precedono la partenza quando il pilota è tutto solo, fisicamente ancora immobile tra le lamiere della sua vettura ma con la mente già proiettato a macinare chilometri.
Tra incredibili fantasticherie, sogni ad occhi aperti e chimeriche malie, Rêverie Machine è un cammino da non rimandare, nemmeno per un istante…
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