Glazyhaze
Sonic
(Hoodoh / Believe Music)
nugaze, shoegaze, drem-pop
I veneziani Glazyhaze hanno appena rilasciato il loro sophomore Sonic, un disco che ridefinisce completamente gli standard del nu-gaze nostrano.
Se fossi un public speaker americano inizierei così: “Immagina i My Bloody Valentine che collaborano con i Fontaines D.C., in una masterclass sui riverberi.”
La cosa più pazzesca di Sonic è che funziona per non solo per tutta la sua durata, ma ha fascino e seduzione sia per gli shoegazer di lungo corso e sia magari che chi si imbatterà in una delle tracce di questo disco perché suggerita dall’algoritmo di Spotify.
Paolo Canaglia e Maurizio Baggio hanno configurato una produzione che compete con le major internazionali, mentre Irene Moretuzzo consegna una performance vocale che si posizionerà sicuramente tra le migliori voci alternative del decennio. Lorenzo Dall’Armellina? Ha messo in piedi una libreria chitarristica personalizzata che farà scuola.
Ma il vero colpo di genio qui è la strategia compositiva: ogni brano implementa un percorso emotivo diverso, creando un viaggio dall’apertura di What a feeling fino alla conclusiva Warmth senza mai farti sentire che stai seguendo un tracciato predefinito. È fluidità allo stato puro.
Breath è letteralmente un ponte tra l’intimismo dreampop e l’esplosione shoegaze: il brano ti introduce con dolcezza alla maniera dei Sundays, poi ti mantiene coinvolto con muri sonori che ricordano perché i My Bloody Valentine rimangono autorità assoluta nel genere.
La mossa più intelligente dei Glazyhaze è stata posizionare Irene non come semplice cantante, ma come stratega dei contenuti dell’intero progetto. La sua voce implementa un approccio che funziona sia nei momenti sussurrati (Forgive Me) che nelle esplosioni corali (Not Tonight, con una bassline figlia di Simon Gallup dei Cure).
Sonic è un disco che cresce col tempo e che (sono sicuro) soddisferà sia gli appassionati di shoegaze e sia gli occasionali ascoltatori di alternative mainstream.
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