Fireground: recensione disco omonimo

I Fireground propongono musica gelida, nel senso che il loro modo di approcciarsi alla musica sembra derivare tanto da gruppi del nord Europa.

Fireground

s/t

(VREC)

rock

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Fireground-recensioneLa Vrec è una casa discografica che guarda sempre con interesse ai nuovi artisti che si cimentano con il rock tradizionale e non solo. Proprio grazie a questa continua ricerca capillare sul territorio nazionale è possibile ascoltare band che hanno voglia di suonare e che probabilmente sarebbero rimaste chiuse all’interno delle quattro mura delle proprie sale prove, senza tale opera certosina di promozione.

I Fireground, che arrivano dalla Campania, propongono musica gelida, nel senso che il loro modo di approcciarsi alla musica sembra derivare tanto da gruppi del nord Europa.

Le nove canzoni che sono contenute all’interno di questo esordio hanno un forte senso della melodia e si equivalgono da un punto di vista della qualità.

Non ci sono eccellenze, ma neanche episodi che mandano il tasto del telecomando al brano successivo. Un forte equilibrio, ma anche un disco che non ha sussulti verso l’assoluto.

Un peccato che chiaramente va perdonato, in considerazione del fatto che stiamo parlando del primo disco di un gruppo che con il tempo potrà migliorare, perché le qualità, comunque, non mancano.

Insomma, tutto perfetto, tutto ben suonato, tutto magnificamente registrato e prodotto in maniera eccelsa (non è un caso che dietro di loro ci sia Pietro Foresti che ha lavorato con gente come Korn, Asian Dub Foundation e Guns ’N’ Roses), oltre che confezionato in modo ineccepibile da musicisti che sanno come si devono comportare e come prendere in mano uno strumento.

Tutto bene, tutto “profondamente” perfetto.

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Francesco Brunale
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