Eva’s Milk: Zorn

Il ritorno degli Eva's Milk, figli di quel Seattle sound che spopolava negli anni '90. Tra chitarre distorte e liriche alla Cobain

Eva’s Milk

Zorn

(Cd, Fuego Records)

grunge

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Eva's Milk- ZornPrendete testi e sonorità dei Nirvana (A). Aggiungeteci una voce come quella di Alberto Ferrari (B), cantante dei Verdena: se A+B=C, allora la nostra C sono proprio loro, gli Eva’s Milk. La band novarese, giunta al suo secondo lavoro, cerca di bissare il successo del precedente Cassandra E Il Sole Che Oscura del 2007.

Le canzoni di questo Zorn sono caratterizzate da un sound potente in perfetto stile grunge, sicuramente più crudo dell’album precedente. Il canto di Andrea Zanolli (chitarrista ed autore di tutti i testi) è sempre rabbioso, ma manca della carica emotiva e del pathos caratteristico degli esordi. D’altra parte il punto di forza del gruppo sono le liriche cobainiane: futuro incerto e boicottaggio dei media in Soldati Dell’aura Gioventù, suicidio in Come Falene, illusioni in Cuscinate, fuga da ogni cosa in Volcano.

In mezzo a questa orgia prettamente grunge trovano spazio due brani dalle tinte dark come E’ Meglio Essere Illucidi, e soprattutto Al Tempo Di Caronte, dove potenti riff sono immersi in un’atmosfera cupa. Chiude il disco la bonus track, un lento brano stumentale impreziosito da field recordings: è la quiete dopo la tempesta.

Con questo album gli Eva’s Milk si spogliano delle dissonanze alla Sonic Youth e strizzano l’occhio senza volerlo al mainstream. Si avverte la mancanza di quel coinvolgimento emotivo e quel pizzico di imprevedibilità caratteristico degli esordi: l’album si regge solo sui testi del leader, peraltro mai banali e carichi di quel male di vivere tipicamente grunge.

Questo Zorn è solo un piccolo incidente di percorso: gli Eva’s Milk sapranno rimboccarsi le maniche e dare sfogo a tutta la grinta e sofferenza che hanno dentro.


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Alessio Morrone
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