Diaframma: recensione di Ora

I Diaframma delineano il loro presente con Ora, un album quanto mai frutto di vita vissuta.

Diaframma

Ora

canzone d’autore, rock

3.3

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Non è un caso che proprio oggi, giornata della Festa della Mamma, io mi trovi piacevolmente impegnata nell’ascolto di Ora, ventunesimo album in studio dei Diaframma, band che per chiunque abbia più di trent’anni e un minimo di ascolti cosiddetti indie nostrani non necessita certo di presentazioni. Perché proprio la morte della madre di Federico Fiumani, leader indiscusso del gruppo fiorentino, è stata la “causa scatenante” di questa produzione. Se, come per Agnelli e la morte del padre in Folfiri o Folfox, la scrittura diventa una forma di elaborazione degli eventi per superare il lutto, il disco non risente in realtà della tristezza e dei toni cupi che l’immaginario collettivo vorrebbe legati a un tale accadimento.

Molti dei brani di Ora sono stati appunto ispirati dalla perdita (Ora, La tua morte, Volenteroso, Coperte tumorali), ma come in realtà traspare proprio da Coperte tumorali (che usa la malattia come metafora dei legami familiari) sono i rapporti interpersonali in generale, ma principalmente l’amore, a fare da filo conduttore.

L’amore in tutte le sue forme, dato che due canzoni parlano di sesso: Il sesso nella testa, una serie di considerazioni sul significato del sesso nella vita di un uomo e Nella testa di un attore porno, nella quale Fiumani cerca di mettersi nei panni di un attore hard.

Mentre i due brani restanti, Mite sarò e I giorni belli, erano nel cassetto da un po’ e con questa release hanno finalmente visto la luce.

Ora è un disco che racconta il presente di un uomo in modo diretto, crudo e senza indorare la pillola. Una giostra di emozioni cullate su ritmi rock più tirati e altri più tranquilli, che però nel refrain hanno sempre un loro crescendo. La scrittura di Federico Fiumani, perennemente in bilico tra canzone e poesia, si incastra nelle melodie, senza però mettersi mai davvero al servizio dei suoni (semmai è il contrario). Incentrata più sul proprio viaggio personale, volta a sublimare il dolore per dargli alla fine un valore artistico.

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Simona Fusetta
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