Depeche Mode: recensione del concerto di San Siro, Milano, 14 luglio 2023

Al primo tour europeo da ‘duo’, i Depeche Mode non deludono, anzi, si rivelano ancora uno di quei gruppi in grado di unire i gusti di giovani e meno giovani, e di scaldarne il cuore e gli animi.

Depeche Mode

San Siro, Milano, 14 luglio 2023

live report

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Foto da https://www.facebook.com/depechemode/photos

Partecipare a un concerto dei Depeche Mode è come prendere parte a una liturgia, un evento in bilico tra sacro e profano che si attende con la stessa eccitazione di un bambino che aspetta l’arrivo di Babbo Natale e che una volta giunto a conclusione lascia la stessa euforia di chi sotto l’albero ha trovato esattamente quello che voleva. Ed è proprio questa la sensazione che ancora una volta mi pervade mentre attraverso il parterre accompagnata dalle note degli Hælos, gruppo spalla scelto per aprire parte dei live europei.

San Siro è la seconda data nel nostro paese, dopo Roma e prima di Bologna, sold out – ça va sans dire – da mesi. In tour da marzo, prima negli States e poi in Europa, per presentare il nuovo album, Memento Mori, Dave Gahan e Martin Gore si trovano per la prima volta a doversela cavare da soli, senza quell’elemento di equilibrio in grado di tenere a bada le due prime donne della band di Basildon. Che proprio per questo motivo sono stati a lungo incerti sul da farsi, pronti entrambi a proseguire nel caso con le loro avviate carriere solista. Ma, si sa, il quindicesimo lavoro in studio era ormai in avanzato stato di realizzazione, e lo stesso Fletch avrebbe probabilmente storto il naso davanti a un tale spreco.

Eppure, quando alle 21 salgono sul palco, accompagnati da Peter Gordeno e Christian Eigner, ormai a tutti gli effetti membri onorari del gruppo, in un attimo si ricrea quella magia che molti di noi adepti di questa grande setta hanno già sperimentato in più occasioni e che neanche l’improvvisa morte di Andrew Fletcher è riuscita a spezzare. Le note grevi di My cosmos is mine, brano d’apertura in quanto – come da copione – brano di apertura dell’album, ci gettano sprezzanti in faccia il mood di questa ultima release, nel quale la morte è uno degli elementi centrali. Non che non sia mai stata una tematica cara a Gore e Gahan, ma stavolta nasce da una presa di coscienza non unicamente correlata al loro lutto personale, una visione molto più ampia che però alla fine diventa più un monito per il presente che un triste presagio in sé.

Sfortunatamente l’audio non eccellente penalizza un po’ questo inizio, ma ecco che le cose migliorano sulle note di Wagging tongue, scritta per un’altra triste dipartita, quella dell’amico e collega Mark Lanegan. Dopo una prima parentesi dedicata alle novità, è ora di calare uno degli assi nella manica della camicia dell’elegantissimo (e sempre al top) Dave Gahan: Walking in my shoes. Un grande classico, con il quale si va sul sicuro. Ma guardandomi intorno realizzo come sempre che sia i successi del passato che le canzoni nuove vengono accolti da tutti con lo stesso affetto e la stessa partecipazione. Come quelli riservati a Sister of night, cantata con un’eleganza e un pathos che caratterizzeranno molti dei momenti della serata, come l’inizio dei bis con i due compagni insieme da soli sulla passerella per Waiting for the night, sciolti in un abbraccio volto a suggellare quel sodalizio che mai come ora è tanto concreto.

Si prosegue con un’attenta quando ben congeniata selezione delle derive che la musica dei Depeche Mode ha preso in questi ormai quarant’anni di carriera: dalla dark e sensuale In your room alla non-sense quanto ipnotica Everything counts, fino alla struggente Precious, che lascia il posto all’immancabile solo del chitarrista e songwriter, per il quale sono stati scelti due brani diametralmente agli antipodi, almeno dal punto di vista temporale: A question of lust e Soul with me, illuminata a giorno dalle torce dei telefonini (la versione 2.0 dei buoni vecchi accendini).

La voce ‘fantastica e angelica’ di Mar, come definita dal suo cantante al ritorno sul palco, lascia il posto alla cavalcata che porterà in un crescendo di emozioni alla fine del concerto: Ghost Again, il rock di I feel you, la versione remix di A pain that I’m used to, fino a World in my eyes, durante la quale sui maxischermi compare un’immagine di Fletch, scelta a commemorare un’assenza tangibile in ogni momento del live.

Wrong riporta in scena quelle tinte dark che i due artisti inglesi sono sempre stati bravi a incarnare, mentre Stripped dà concretezza alla sensualità che da sempre è un loro marchio di fabbrica. Come il pezzo di chiusura, quello che da ormai trent’anni – e secondo le statistiche in rete quasi mille volte – non può mancare di far cantare stadi e palazzetti come se fosse una preghiera laica, e che ogni volta commuove Dave per la partecipazione del pubblico e permette a Martin di prendersi sul finale tutta la gloria che accompagna la sua levatura di musicista e compositore. Enjoy the silence, what else?

Classica uscita di scena e ritorno per il bis: momento intimo con la già citata Waiting for the night, spazio per ballare con I just can’t get enough e il campo di grano su Never let me down again, fino a invocare la nostra divinità personale sulle note di Personal Jesus.

La messa è finita, andate in pace. Ancora una volta si è chiuso il sipario su un live dei Depeche Mode che non ha lasciato insoddisfatti, anzi, si è rivelato uno dei migliori degli ultimi anni. Un Gahan sobrio ha guidato il gregge dosando sapientemente tutti quegli elementi che negli anni lo hanno reso il cantante e performer che è. Il giusto mix di cura dei dettagli (vedi alla voce elementi visivi a cura dell’imprescindibile Anton Corbijn), performance di qualità e attenta scelta dei brani hanno fatto il resto. A chi ultimamente criticava una certa sterilità a livello di liriche e una monotonia del cantato dopo stasera dovrà ricredersi. Perché Dave Gahan e Martin Gore sono i Depeche Mode e hanno ancora molto da dire e da insegnare. Arrivederci quindi a marzo, quando il loro tour indoor toccherà l’Italia per tre date (a Torino e Milano). Se siete tra i fortunati (e lungimiranti) che si sono mossi all’apertura delle prevendite, perché tutti gli eventi sono andati sold out in pochissime ore.

 

Setlist

  • My cosmos is mine
  • Wagging tongue
  • Walking in my shoes
  • It’s no good
  • Sister of night
  • In your room
  • Everything counts
  • Precious
  • My favourite stranger
  • A question of lust
  • Soul with me
  • Ghost again
  • I Feel you
  • A pain that I’m used to
  • World in my eyes
  • Wrong
  • Stripped
  • John the Revelator
  • Enjoy the silence

Encore:

  • Waiting for the night
  • Just can’t get enough
  • Never let me down again
  • Personal Jesus

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