Depeche Mode: recensione concerto Lisbona, Optimus Alive, 13 luglio 2013

Il concerto dei Depeche Mode comincia con due estratti da Delta Machine: è subito chiaro che sarà un grande spettacolo: tutta la band è in forma smagliante. La scaletta è praticamente perfetta. E l'Optimus Alive un festival in cui la musica si gode davvero. Guarda il video integrale del concerto

Depeche Mode

Lisbona, Optimus Alive Festival, 13 luglio 2013

live report

e note sparse sui concerti di:

Editors, Jurassic 5, How to Dress Well, DIIV

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Optimus Alive 2013

L’Optimus Alive, festival praticamente ignorato dal pubblico italiano, da sempre presenta un ottimo cartellone, non mastodontico come i mega-raduni inglesi o tedeschi, ma sempre di qualità.

Diviso su tre palchi, il festival si svolge appena fuori Lisbona, in riva al mare. Ottimamente organizzato, con un ottimo impianto sonoro, soffre un po’ sul fronte della logistica: gli spostamenti serali dal palco Optimus alle due tende sono affidati a due vialetti che ben presto si rivelano costipati di gente. Troppo.

Quest’anno il festival è andato sold out solo il 13 luglio, giorno dedicato ai Depeche Mode, ma anche il venerdì e la domenica c’è andato vicino. Per la band inglese c’erano 55.000 persone di cui 12.000 arrivate dall’estero, soprattutto Gran Bretagna e Spagna.

Prezzi abbordabili (a partire dal costo dell’abbonamento, e poi in panini da 3 a 5 euro, il Martini a 2 euro, la birra da 2 a 3,5 euro), il fascino della capitale lusitana, l’atmosfera rilassatissima e festosa: tutto ha contribuito a trasformare il festival in un’esperienza piacevolissima.

Depeche Mode

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Inutile negarlo, la maggior parte della moltitudine di persone radunatesi ad Alges (la località dove si svolge l’Optimus Alive), a una fermata di treno da Lisbona, sono qui per il ritorno dei Depeche Mode. E poco importa se Delta Machine non è il miglior album della band, Dave Gahan, Martin Gore ed Andrew Fletcher dal vivo sono sempre una garanzia di spettacolo, buona musica e divertimento.

E così è stato anche stavolta. Chi vi scrive era al suo quinto concerto dei Depeche Mode, due nel secolo scorso, negli anni ’80 (quando ancora Gore non abbracciava la chitarra in pubblico) e i due allo Stadio Olimpico di Roma, 2006 e 2009 (i tour di Playing the Angel e di Sound of the Universe): quello appena visto è stato il migliore degli ultimi anni.

Rimossi i fantasmi del passato e i problemi di salute, Dave Gahan è (continua ad essere) un performer di razza divertente e divertito, con un timbro vocale personalissimo che continua ad emozionare come la prima volta. Martin Gore ha imparato a suonare meglio la chitarra e spesso la lascia da parte a vantaggio dei suoi adorati synth. Andrew Fletcher… continua ad essere ben più importante come coordinatore del gruppo piuttosto che sul palco (a lui si deve aver salvato i Depeche Mode dallo scioglimento, ai tempi di Exciter, e l’aver evitato strascichi legali da Gahan e Gore, ora invece ritrovati amici). I due musicisti che li accompagnano, ormai da parecchi anni, sono perfettamente integrati nella band e si smazzano il grosso del lavoro del live. Anton Corbijn continua a mischiare colore e bianco e nero nei suoi suggestivi visual e ricicla il set di effetti dell’ultimo tour per mandare in pappa il cervello di chi seguirà il concerto sugli schermi giganti, affidati all’impianto audio-visuale e alla regia dello staff dei Depeche Mode, invece che di quello del festival, come per gli altri concerti.

Il concerto comincia subito con due estratti da Delta Machine, Welcome to My World e Angel (guarda): è subito chiaro che sarà un grande concerto: tutta la band è in forma smagliante. La scaletta, molto equilibrata e non banalotta come nell’ultimo tour, è praticamente perfetta: alterna momenti di rara intensità emotiva a spettacolo puro: Dave Gahan, da grandissimo maestro di cerimonia qual’è, non si risparmia in atteggiamenti sexy, va da una parte all’altra del palco e al momento giusto coinvolge il pubblico facendolo cantare e giocare con lui (come nel lungo finale di I Just Can’t Get Enough, ripescata dagli esordi dei Depeche Mode e scritta da Vince Clarke, che abbandonò il gruppo subito dopo). Nonostante non ami particolarmente la voce di Martin Gore, devo ammettere che le sue due versioni per sola voce e piano di Shake the Disease (guarda) ed Halo sono state particolarmente emozionanti.

Insomma, due ore di grandissima musica. I Depeche Mode vanno verso i trentacinque anni di carriera, piena di perle rare, di canzoni che rimangono straordinariamente attuali e con un sound inimitabile. Nonostante i tre abbiano abbondantemente superato la cinquantina, sul palco hanno energia e grinta da vendere e tanto da insegnare alle band più giovani.

Scaletta concerto Depeche Mode Optimus ALive, Lisbona, 13 luglio 2013: Intro, Welcome to My World, Angel, Walking in My Shoes, Precious, Black Celebration, Policy of Truth, Should Be Higher, Barrel of a Gun, Shake the Disease (Tour debut; Acoustic; Sung by Martin Gore), Heaven, Soothe My Soul, A Pain That I’m Used To, (‘Jacques Lu Cont’s Remix’ version), A Question of Time, Enjoy the Silence, Personal Jesus, Home (Acoustic), Halo, (‘Goldfrapp Remix’ version), Just Can’t Get Enough, I Feel You, Never Let Me Down Again.

Editors

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Gli Editors hanno suonato circa un’ora, giusto prima dei Depeche Mode. Tom Smith durante i primi due pezzi non ha cantato in maniera memorabile, anzi. Poi mano a mano è riuscito a rimettersi in carreggiata, complice anche qualche aggiustamento del sound dal banco mixer.

Pagano pegno – probabilmente – del fatto che il loro The Weight of Your Love è ancora fresco, o che le nuove canzoni scimmiottano troppo gli U2, o più semplicemente che non sono pregnanti come quelle dei primi due album, ma il loro concerto è un altalena piena di alti e bassi: a parte i due singoli che li hanno proiettati alla ribalta, Munich e Papillon, che scatenano l’entusiasmo generale, le canzoni più vecchie catturano l’attenzione del pubblico, quelle nuove lo fanno distrarre in chiacchiere e sguardi persi.

Scaletta concerto degli Editors, Lisbona, Optimus Alive Festival, 13 luglio 2013: Sugar, Munich, An End Has a Start, A Ton of Love, Bones, The Racing Rats, Formaldehyde, Eat Raw Meat = Blood Drool, Smokers Outside the Hospital Doors, Honesty, Papillon.

 

How to Dress Well vs Jurassic 5

How to Dress Well, ovvero Tom Krell accompagnato da un violinista e da qualche computer. How to Dress Well, ovvero il concerto sbagliato nel momento e nel luogo sbagliato. Costretto nella Dance Tent, troppo vicino al palco Optimus, la delicata miscela musicale di Krell, fatta di virtuosismi vocali, poetici versi, basi elettroniche e struggente violino, soccombe dalle bordate di ultra bassi e dalle rappate dei Jurassic 5, cafoni quanto basta per trasformare la loro reunion in un party hip hop.

DIIV

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Giovanissimi, newyorchesi di Brooklyn, ruotano attorno al talento compositivo di Zachary Cole Smith (ex Beach Fossil), impegnato a voce e chitarra, oltre che probabilmente abbonato dal parrucchiere che gli tiene sempre in ordine i capelli in un mix tra lo stile del compianto Kurt Cobain e il doppio taglio hipster in voga negli anni ’10.

I DIIV sono sulla bocca e nelle orecchie degli indie-teenagers di tutto il mondo grazie a una miscela di indie pop-rock trascinata dal singolo How Long Have You Known (guarda), opportunamente arricchita da una coda di feedback chitarristici in puro stile shoegaze nel concerto pomeridiano all’Optimus Alive. Il loro concerto è piacevolissimo, con solo una sbavatura sul finale (basso e batteria si perdono e uno dei due salta una battuta). I DIIV non sono dei geni, ma le due nuove canzoni proposte in anteprima, che andranno sul seguito del fortunato Oshin (pubblicato dalla modaiola Catured Tracks) fanno sperare per un futuro duraturo della band.

Quello che abbiamo perso

La nottata per i più è continuata con i 2ManyDjs (personalmente visti in azione 2manytimes per rivederli combattendo col mal di piedi), Hercules and Love Affair (in versione sound system e chiamati all’ultimo momento a rimpiazzare le disperse Icona Pop) e Crystal Castles (che hanno iniziato alle 3). Dello spettacolo degli Hercules and Love Affair si racconterà come di un house party, mentre dei Crystal Castles di come abbiano trasformato un concerto in una bolgia selvaggia sparando bit e beat.

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Massimo Garofalo
Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock. Parola d'ordine: curiosità. Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)
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