Dario Dont: recensione di Grand Jeté

Grand Jeté, questo "nuovo" esordio di Dario Dont, rappresenta  una maniera di mettersi per l'ennesima volta in gioco, attraverso dodici canzoni che sono un misto di poesia, minimalismo e sperimentazione.

Dario Dont

Grand Jeté

(Vrec)

indie

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Dario Dont, dopo le esperienze con i Blank Dirt e Don Turbolento, ha deciso di mettersi in proprio, realizzando il suo primo disco da solista che è un bel modo di (ri)presentarsi al pubblico.

Grand Jeté, questo “nuovo” esordio dell’artista bresciano, rappresenta  una maniera di mettersi per l’ennesima volta in gioco, attraverso dodici canzoni che sono un misto di poesia, minimalismo e sperimentazione.

L’elettronica gioca un ruolo interessante, come appare chiaro dalla stessa titletrack, ma si cerca sempre di fonderla con quella tradizione melodica tipicamente nostrana che non può mai mancare per qualsiasi cantautore che si rispetti.

In realtà, ad essere sinceri, tutti i brani non sono di facile fruizione. Necessitano di parecchi ascolti prima di poter penetrare la mente e il cuore dell’ascoltatore che deve obbligatoriamente prestare molta attenzione alle note che escono fuori dal lettore. Siamo in un campo molto moderno, diremmo internazionale, che ancora fa poca breccia dalle nostre parti, ma che è al passo con quelli che sono i nostri tempi, dove ricerca e voglia di andare oltre la semplicità delle quattro note vanno a braccetto.

Tra momenti di poesia minimale alla Afterhours (Due Di Zucchero) e viaggi elettronici tipici dei Bluvertigo che furono (Lama), l’album è un continuo saliscendi, come se l’autore volesse portare sulle montagne russe dei suoi riferimenti chi si trova ad ascoltare la propria musica.

Un prodotto del genere, probabilmente, si colloca tra la nicchia più elevata degli artisti italiani del nostro periodo. Potrebbe essere un limite, anche se in realtà bisognerebbe portare chiunque ad affrontare nuove sfide per capire quanta bellezza vi è in uno come Dario Dont.

Musica di qualità mescolata a tanta voglia di andare i propri limiti. Questo è il messaggio che Grand Jeté lascia e non è poco considerati i tempi in cui ci troviamo a battagliare con il futile e l’inutile.

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Francesco Brunale
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