Clan of Xymox: la recensione di Spider on the wall

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Clan of Xymox

Spider on the wall

(Trisol)

gothic, synt-pop

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Clan-of-Xymox-Spider-on-the-wall-recensioneUna nuova produzione discografica targata Clan of Xymox è sempre una festa per gli amanti del genere e della band in questione, seminale e sempre al passo con i tempi, spesso anticipatrice di tendenze.

Una di quelle che non si è perduta nella monotonia del copia/incolla ma che anzi, pur rimanendo fedele al proprio concetto base, ha sperimentato formule diverse nel corso degli anni, confermandosi un punto saldo nella darkwave internazionale ed un chiaro riferimento per le nuove leve.

Formati ad Amsterdam nel 1983, i Clan of Xymox diventano subito uno dei pilastri della storica etichetta 4AD. La loro lunga e leggendaria carriera legata ad un suono elettro-gotico terribilmente oscuro e riconoscibile tra mille ha fatto innamorare un pubblico di aficionados sempre più vasto e trasversalmente orientato.

Della band originale rimane solo il fondatore Ronny Moorings che scrive, registra e produce interamente musica e testi, sul carro dei CoX viaggiano Mojca Zugna con il suo basso metronomico, Sean Goebel con le sue auliche tastiere e Mario Usai, maestro ispiratissimo di chitarra.

A tre anni dall’ultimo Days of black e senza grandi clamori promozionali, a febbraio quasi a sorpresa, pubblicano She che raggiunge immediatamente il numero uno delle classifiche DAC rimanendo salda nella top 3.

Costretti causa pandemia ad interrompere un lungo tour tutto esaurito negli States, pochi mesi più tardi rilasciano il secondo singolo, si intitola Lovers ed è accompagnato da un video onirico e duro allo stesso tempo diretto da Zoe Kavanagh (come per She).

Ci sono due ragazze protette dal loro amore saffico e perdutamente romantico ma qualcosa va storto, il mondo non ama chi si ama ed è pronto a distruggere la felicità che non comprende. C’è infatti un uomo che le insegue in capo al mondo e mette fine alle loro vite, l’ultimo fotogramma racchiude la poesia di due sguardi persi l’uno nell’altro, fino all’ultimo respiro, amore a dispetto di tutti.

La terza uscita ad anticipare il nuovo full lenght, Spider on the wall, è All I ever know corredato da un video diretto da Moorings che ha il sapore malinconico delle cose perse, la stessa sensazione di osservare la propria vita da lontano che viaggia su un treno verso un non luogo dell’anima.

Ma non dovete farvi ingannare dai brani d’apertura del disco che sono senza dubbio delle hit destinate a rimanere impresse e a far ballare fino a notte fonda i dancefloor più fumosi del globo.

Spider on the wall è altro e si comincia ad intravedere dalla quinta traccia, I don’t like myself, tremendamente dilatata tra le maglie di una catena infetta, stretta da un lucchetto senza chiave, ipnotizza e ammalia.

La title track rimanda agli echi cureani di una Figurehead persa nella pornografia dei suoni che prediligo, quelli romanticamente cupi e decadenti.

When we were young raddoppia la dose sotterrando qualsiasi pensiero positivo, introversa ed ombrosa penetra in ogni poro della pelle e lì rimane fino all’arrivo di Black mirror, cavalcata notturna sotto una luna oscurata dalle nubi di un temporale estivo fino ai confini dell’umana sorte.

My new lows alza di poco i toni, la voce di Moorings conquista e seduce, profonda e precisa su una sezione ritmica perfetta e gli arpeggi di chitarra di Mario che volano altissimi in un compendio di sfumature sublimi.

Siamo già alla fine, see you on the other side… sì da qualche parte ci rivedremo, spero presto, spero live e spero di stringere la mano di questi giganti che sanno ancora risvegliare tutti i miei sensi.

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