Calamari For Lunch: recensione disco omonimo

Da Piombino arrivano i Calamari For Lunch: nel loro disco omonimo ci sono dieci canzoni ricche di idee e con aria di internazionalità.
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Calamari For Lunch

s/t

rock

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recensione-album-calamari-for-lunchQualcosa finalmente si muove in Italia. Dopo tanto immobilismo e aridità di idee, sembra che la luce in fondo al tunnel si riesca a intravedere anche per il nostro bistrattato Paese. Una notizia positiva e un ventaglio di speranza lo portano i piombinesi Calamari For Lunch che, con il loro lavoro d’esordio, fanno capire che hanno tanta carne da mettere a cuocere.

Le dieci canzoni che compongono quest’omonimo sono ricche di idee e non annoiano chi le ascolta. A volte sembra davvero di essere catapultati indietro nel tempo e di essere nel bel mezzo di film anni settanta in cui le colonne sonore che facevano da contorno alle uscite cinematografiche avevano davvero motivo di esistere. In altri momenti, invece, c’è la possibilità di rivivere le atmosfere create dai primi Rival Sons che tanto avevano fatto gridare al miracolo la critica specializzata di mezzo mondo.

Certo il cantato non è proprio lo stesso, ma l’accostamento, se uno torna ad ascoltare il primo disco degli americani, ci sta e deve suonare come un complimento, sebbene in quest’ultimo caso le chitarre siano meno compresse e violente.

Quello che piace constatare è l’aria di internazionalità che è presente in Calamari For Lunch, perché canzoni come Another Day On Earth, In The Lounge, Chocolate e Alien Brain Soup hanno tutto per poter essere presentate e suonate sui palchi di mezzo mondo (Covid-19 permettendo).

A volte sembra quasi che la propria voglia di sperimentare sia frenata dalla durata di un disco che ha anche dei tempi da rispettare, ma questo è solo un bene, perché vuol dire che le idee anche per il futuro non mancano e non avranno problemi a essere sviluppate da una formazione che ha tutto per potersi sdoganare dai confini patri, visto anche l’uso della lingua inglese che contraddistingue ogni loro composizione.

Qui davvero ci sta tanta ciccia. Bisogna solo accomodarsi a tavola e mangiare senza soluzione di continuità.

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Francesco Brunale
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