Bludeepa: recensione di Tat Tvami Asi

I Bludeepa con Tat Tvami Asi assemblano un insieme di influenze che riescono a fondersi per il meglio, dando origine ad un minestrone sonoro di indubbia qualità.

Bludeepa

Tat Tvami Asi

rock

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Bludeepa Tat Tvami Asi recensioneI Bludeepa, band capitolina dalla lunga esperienza e dai vari cambi di line up, mettono sul mercato questo disco dal titolo particolare (Tat Tvami Asi) che è un insieme di influenze che riescono a fondersi per il meglio, dando origine ad un minestrone sonoro di indubbia qualità.

Si parte subito con Iron & Flesh, in cui vengono alla luce elementi tipici del post rock che si mescolano a reminiscenze sonore tipiche del sound alla My Bloody Valentine che si respirava a pieni polmoni nella Gran Bretagna dei primi anni novanta.

Con She-Pollen, invece, ci si muove su contorni molto dilatati, grazie ad un uso forte delle tastiere che danno al brano un’atmosfera sognante e, allo stesso tempo, viaggiante.

La terza traccia, dal titolo Spiritual Summer, mantiene i connotati della precedente, ma ha dalla sua un magnetismo oscuro. Sembra sempre che la canzone debba esplodere nella sua prima parte, ma poi improvvisamente cambia registro, mutando completamente, tanto da toccare anche punte jazzistiche, soprattutto nell’approccio del drumming di Emiliano Chiocciolini.

 

A chiudere il tutto ci pensa Broken (non è la cover dei Nine Inch Nails) che non muta di nulla quello che è il sound del gruppo. Anche in questo caso l’elettronica è dominante, sebbene l’uso arpeggiato della chitarra elettrica apra prepotentemente a soluzioni melodiche interessanti e mai banali. Probabilmente è questo il pezzo migliore del disco e potrebbe essere letto come un anticipo di quelle che saranno le prossime scelte artistiche dei Bludeepa.

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Francesco Brunale
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