Black Needle Noise: la recensione di These Mortal Covers

Da John Fryer (deus ex machina dei This Mortal Coil) arriva These Mortal Covers per il progetto concettuale allargato Black Needle Noise.
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Black Needle Noise

These Mortal Covers

(Cleopatra Records)

ambient goth

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Black Needle Noise - These Mortal Covers recensioneEsistono al mondo anime geniali capaci di tramutare in oro ogni cosa che toccano, artisti dotati di straordinaria fantasia, uomini pieni di talento e dal fiuto eccezionale. È il caso del rivoluzionario produttore di musica alt/rock/industrial John Fryer, in pista dal 1979 quando  muove i primi passi nei London’s Blackwing Studios lavorando ben presto con band seminali delle storiche label 4AD, Mute, Rough Trade e Beggars Banquet, tra i tanti Depeche Mode, The Wolfgang Press e Cocteau Twins.

Il percorso intrapreso nello sviluppo di un suono etereo e decisamente pionieristico affascina Ivo Watts-Russell che lo vuole accanto nel progetto This Mortal Coil dove si occupa di produzione ma anche di tastiere, archi e synthesizer sequencing.

Produttore di band iconiche come Nine Inch Nails, Love and Rockets, Swans, HIM, Cradle of Filth, Clan of Xymox, Dead Can Dance, Xmal Deutschland e Fields of the Nephilim, Fryer vanta anche numerose colonne sonore di film culto, una tra tutte quella di Seven.

Ora arriva il suo nuovo album These Mortal Covers per il progetto concettuale allargato Black Needle Noise.

Il disco racchiude undici tracce di brani celebri rivisitati in chiave sovversiva e a tratti destabilizzante così come ogni cover dovrebbe essere, i copia incolla non servono a nessuno e Fryer lo sa bene, raccoglie attorno a sé una manciata di belle voci (per lo più donne) attorno alle quali cuce nuovi abiti per ciascuna canzone che miracolosamente rinasce sotto altre sembianze.

Anjela Piccard, Pinky Turzo, Beca, Rebecca Coseboom, Betty X e l’unico uomo presente Tom Berger (ex compagno di band nei DarkDriveClinic) rileggono successi di Louis Armstrong, The Black Crowes, T.S.O.L. (True Sounds of Liberty), Depeche Mode, Sonny Bono, Rose Royce, R.E.M. e ne fanno versioni ultra personali, alcune davvero irriconoscibili grazie alle pennellate di colore prese a prestito dalle più svariate deviazioni sonore della scena internazionale contemporanea.

Fryer racconta: “L’idea di creare un disco di cover mi è venuta con i DarkDriveClinic, eravamo nel backstage di uno dei nostri live, il pavimento era sporco così Rebecca ha chiesto se potesse indossare le mie scarpe per prendere una cosa nell’altro lato della stanza, ho detto, ehi, facciamo una cover di “Walking In My Shoes”, da qui è nato tutto il resto”.

These Mortal Covers apre i battenti con una travolgente Bang Bang (My Baby Shot Me Down), brano scritto da Sonny Bono e portato al successo prima da Cher poi da Nancy Sinatra, il tribal trip-hop delle prime note esplode in un vorticoso fragore, inatteso ed assolutamente perfetto, la voce filtrata e quasi metallica di Dr. Strangefryer colora di nero ogni nota.

Segue Wonderful World con un Tom Berger da manuale, dimenticate il senso aggraziato dell’originale ed immergetevi in questa favola oscura accompagnata da un video quantomeno inquietante, entrate in quel garage dove Tom in abito gessato e volto segnato dai lividi attende una fine certa, davanti a lui seduta in una berlina rosso fiammante, la modella Dori Darkmoon, unghie laccate e catena sporca di sangue stretta nella mano destra.

Ottima la prova di Anjela Piccard nelle trasposizioni di Black Magic della punk/hardcore band T.S.O.L., non troppo dissimile dalla base di partenza ma con un discreto appeal, Love Don’t Live Here Anymore già riportata al successo da Madonna e She Talks To Angels, questa sì sfigurata, l’amalgama voce/chitarra dei Black Crowes viene spazzata via da una visione sintetica ricca di stop and go e sontuose aperture costruite a regola d’arte. Walking In My Shoes non fa rimpiangere il mood depechiano, la voce di Rebecca Coseboom, sussurrata e stratificata, rende l’operazione dannatamente sexy.

Molto meno a fuoco, forse perché troppo vicine alle originali, Magic, Changes e Let This Be The Night, non male Losing My Religion affine alle intenzioni dei R.E.M. ma più schitarrata e la traccia di chiusura I Know What Boys Like feat. Betty X dalle evidenti derive techno.

These Mortal Covers è un disco interessante, lontano dal capolavoro ma ricco di rimarchevoli sperimentazioni, rilevanti guizzi creativi ed un coraggio enorme. Se tutte le tracce suonassero come Wonderful World, Bang Bang e She Talks To Angels di sicuro mi toglierei il cappello.

Ascolta l’album

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Elisabetta Laurini
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