Black Heroin Gallery: recensione di Feast of Bats

Deathrock is undead. Il fascino oscuro e sinistro dei Black Heroin Gallery nel nuovo album Feast of Bats.

Black Heroin Gallery

Feast of Bats

(Pestilence Windfolk Records)

deathrock

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Los Angeles e la California, patria della scena deathrock di cui sono figli gruppi seminali come Christian Death, 45 Grave, Super Heroines di Eva O e The Gun Club, terra magica insomma dalla quale provengono anche i Black Heroin Gallery che tornano a sei anni di distanza dal fortunato debutto, The Dreadful Dead of Hoop Snake Hollow, con Feast of Bats su etichetta Pestilence Windfolk Records.

Ascolto dischi quasi ogni giorno e quasi ogni giorno scopro una canzone interessante o una band da approfondire ma sempre più di rado mi capita di innamorarmi così perdutamente, Feast of Bats non è solo una creazione artistica, Feast of Bats è un opera maestosa dove ogni brano ha un senso logico preciso e peculiare.

Un album senza dubbio ostico e molto lontano dall’easy listening ma talmente intenso da togliere il respiro, il sound è dominato dalla vocalità angosciosa e claustrofobica del fondatore e bandleader Eyajo December Joseph (ex tastierista, paroliere, cofondatore degli Astrovamps ed ex tastierista degli Willow Wisp) che serpeggia in un labirintico magma di stampo gotico dove il punk più oscuro e rabbioso si mescola agli irresistibili umori deathrock neo-tribali.

Se alla voce di Eyajo si aggiungono la formidabile batteria di Tony F. Corpse, le chitarre taglienti di  Krystal Fantom e il basso pulsante di  Dracul Grotesque è facile intuire  la fine di questo incredibile viaggio acustico che conduce dritto dritto alla liberazione dell’anima dopo aver attraversato fiumi di angoscia e di dolore, dopo essere sprofondati in una sorta di delirio spirituale.

Eyajo racconta: Feast Of Bats è l’album rock gotico che ho aspettato per più di 30 anni. È pieno di amore, dolore, oscurità, speranza e storie inquietanti; il tutto animato dall’abilità musicale della Black Heroin Gallery. Abbiamo finalmente trovato il nostro suono. Questo album servirà da archetipo per tutte le nostre future uscite.

 

Si apre il sipario, il brusio dei primi istanti lascia spazio ad un meraviglioso arpeggio di chitarra che accompagna l’entrata in scena di una voce impossibile da dimenticare, I Cover Her Horns è di una bellezza lacerante, drammatica, teatrale, storta e distorta, immacolata e impura al tempo stesso, la vocalità istrionica di Eyajo si appoggia su un tappeto sonoro praticamente perfetto così come perfette sono l’orchestrazione e l’arrangiamento, Dio mi ha mentito, ha promesso che saremmo stati liberi, ora il figlio del mattino è qui, grida disperato e la sua invocazione trafigge da parte a parte come una spada affilatissima e letale.

Poi arrivano le tempeste tribali di Gargoyle Project, As She Slumbers e Dreadful Wish, incastonate nel loro idealismo ancestrale, il deathrock nudo e crudo di The Boy Who Married The Spider-Face Girl, il punk aggressive di Hush, Hush, Hush, Here Comes The Bogeyman e i tempi dilatati di Taste of Worms.

Le parole scandite tra le note scarne di Twig Skeleton preparano il terreno per una  chiusura ad effetto e le luci si spengono sull’oppressivo splendore di Take This Rose.

Feast of Bats è un disco mozzafiato, uno di quelli che vorresti non avessero mai fine per provare e riprovare le stesse incredibili emozioni, se non siete pronti alla catarsi non aprite questa porta, in caso contrario fatelo senza paura e godete appieno di questo capolavoro.

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Elisabetta Laurini
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