Joan of Arc: Oh Brother

È di quattro brani dalla durata media di venti minuti a testa, questo Oh Brother, in cui i Joan of Arc sembrano volerci mettere tutto e il contrario di tutto

È di quattro brani dalla durata media di venti minuti a testa, questo Oh Brother, in cui i Joan of Arc sembrano volerci mettere tutto e il contrario di tutto

Un album, Content, che non aggiunge nulla alla discografia dei Gang of Four, mostrando gli ineluttabili segni del tempo della band inglese

Un album di math-rock niente male quello dei canadesi Dd/Mm/Yyyy, che riscono a ricavarsi uno spazio in un ambito altrimenti affollato e inflazionato

Un bell’esordio caratterizzato dall’extracorporeità, quello dei Lloyd Turner. Italiani col cuore in America, il loro Hints è una raccolta di dialoghi strumentali

Una vera perla questo Transit Transit degli Autolux, trio losangelino molto vicino alle predisposizioni interiori della East coast

Il terzo album della ex Suicide Girl fila via con scioltezza, di pari passo con l’immagine lasciva e decadente come da copione

Il secondo album dei Poison Arrows, geometricamente impeccabile, annoia facilmente perché troppo corretto nella sua coerenza strutturale

Esordio sulla falsariga di certo crossover/nu-metal forse non troppo entusiasmante per gli italianissimi Emil La Fam

Definitivo capitolo della sconvolgente saga nordica, Gravitoni suggella l’intera carriera musicale dei Pan Sonic

Serata entusiasmante quella dei Motorpsycho, nonostante le relative delusioni di Heavy Metal Fruit, in cui i Motorpsycho hanno assecondato la loro attitudine all'improvvisazione

Serata forse non impeccabile per i campioni statunitensi del free-noise "made in factory"

Nonostante i relativi cambi di rotta, i Liars regalano al pubblico il solito show impeccabile

Thing riuscirà a catturare l’attenzione di molti proprio per il fascino dovuto alla riuscita concordanza di linguaggi e stili fra i più fortunati della storia degli ultimi quarant’anni

Grande serata all'Init di Roma con la neopsichedelia dei Wooden Shjips

Elephant unisce gradevolmente la forza del massimalismo alle potenzialità del post-rock più ambientale