Ataraxia: la recensione di Pomegranate – The Chant of the Elementals

Ventottesimo capitolo per gli Ataraxia. Pomegranate – The Chant of the Elementals è un viaggio interiore indimenticabile, una traversata mistica tra passato, presente e futuro.

Ataraxia

Pomegranate – The Chant of the Elementals

(The Circle Music)

darkwave, etherealwave, neofolk

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Ataraxia _ Pomegranate - The Chant of the ElementalsA due anni di distanza dal concettuale Quasar, gli Ataraxia tornano sul mercato con Pomegranate – The Chant of the Elementals, in uscita il 21 settembre per l’etichetta ateniese The Circle Music.

Con questa ventottesima prova in studio gli alfieri della bellezza proseguono dritti per la loro strada costruita negli anni sulla certosina ricerca di leggende europee intrecciate ai miti greci e latini, sui poetici testi scritti in diverse lingue antiche e contemporanee e sulla combinazione di tecnologia moderna e strumentazione arcaica, il frutto di tanto lavoro è un concetto sonoro etereo di stampo neoclassico mescolato ad umori neofolk/darkwave in costante bilico tra sacro e profano, primigenia e spiritualità del nostro tempo.

Pomegranate – The Chant of the Elementals è sostanzialmente un disco da attraversare in punta di piedi perché non si perdano le innumerevoli e delicatissime sfumature.

Attivati i nostri cinque sensi (anche se in questo caso ne servirebbero altri) ci si immerge in una estensione atavica dove non c’è spazio per le brutture umane, da questo macro cosmo perfetto si arriva dritti alla trascendenza, alla congiuntura degli opposti (conjunctio oppositorum) tramite un cammino epico ispirato ai principi elementari della natura.

Il fuoco bianco di cielo ci ha portato alla fusione con Hlara Aralh, portatore del coraggio del cuore (cor-aggio= agire col cuore). Il dispiegarsi delle note ci infonde un senso di libertà e leggerezza onnicomprensivi e pervadenti. Le lingue di fiamma cristallo che purificano senza bruciare ci avvolgono e ci portano al sentire più puro, istintivo e vivificante. Una domanda risuona: Sogni ancora il tuo sogno? Mentre le salamandre, brace viva, ci conducono al cospetto di Helios, il Sole, e ci viene chiesto: Sentite ancora la sorgente? commenta la band.

Il viaggio dell’eroe, il viaggio di tutti noi, passa appunto attraverso il fuoco, la terra, l’aria, l’acqua e raggiunge il piano eterico oltrepassando le profondità delle foreste, degli inferi (al cospetto della nostra ombra) di montagne cristalline ed abissi uterini, in una alternanza di spirito e materia, portali mistici e scoscesi precipizi.

Durante il tragitto ci si imbatte nella spirituale trasposizione del mito di Afrodite (Dea dell’Amore, della grazia e della bellezza) e in quello di Dioniso (Dio dell’estasi mistica e della follia) tradotto da una orchestrazione solenne, inquieta, impreziosita dai cambi tonali e dalla magnifica voce di Francesca, enigmatica e corposa.

Ma ancor prima, a turbare le nostre essenze, arrivano Hlara Aralh, una sorta di celestiale ninna nanna dalla quale il viaggio ha inizio tra cirri biancastri verso l’infinito, Oruphal dal vago sapore medioevale ed Ozoonhas immersa in una diafana ineffabilità.

 

Se l’emozione non stenta a farmi visita già dalle prime note di Nevenhir, con Aura Magi il mio cuore si ferma, l’atmosfera sognante, gli arrangiamenti splendidi, le aperture maestose, i cori opulenti, l’incedere serafico dello spoken word in lingua francese fanno di questa traccia un capolavoro di stile.

Dopo questo viaggio iniziatico, rinasciamo come creature rinnovate che provano intensa pace proprio come fuochi sottili avvolti in carne mortale (scrive la band) ed è infatti da qui, dal post Aura Magi che avviene una sorta di resurrezione dove la fiabesca magia di Hummingbirds sfocia nel tripudio estatico di Amethyst.

Pomegranate – The Chant of the Elementals regala momenti di beatitudine non comuni perché ha il raro potere di trascinare chi ascolta in una sorta di universo parallelo dove tutto è possibile, l’astrazione benefica dalle abiezioni umane portano ad un salvifico ritorno alle origini, al candore, alla purezza adamantina di cui purtroppo siamo sempre più poveri.

Se opere come queste fossero colonna sonora dei nostri giorni il mondo sarebbe decisamente un posto migliore nel quale vivere e morire.

http://www.ataraxia.net/

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