Ascension Of The Watchers: la recensione di Apocrypha

Line-up di lusso per i Ascension Of The Watchers, side project del cantante dei Fear Factory. Ma col nuovo Apocrypha non tutti i tasselli sono al posto giusto. Anzi.
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Ascension Of The Watchers

Apocrypha

(Vidol)

gothic metal

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Ascension of the Watchers coverQuando il cantante dei Fear Factory, Burton C. Bell, pubblica il debut album Numinosum (dopo il demo Iconoclast) con il suo nuovo progetto Ascension of the Watchers è il 2008 e sembra il primo passo verso una lunga esplorazione attraverso le sensibilità più ambient della sua band di provenienza, invece il follow-up arriva a distanza di ben dodici anni, mi chiedo il perché e lo tengo a mente per darmi una risposta dopo l’ascolto di Apocrypha.

Partiamo col dire che la formazione è di quelle extra lusso, oltre a Burton C. Bell, co-fondatore e frontman della metal band Fear Factory, include il tastierista John Bechdel ex militante nei Ministry, Fear Factory, Abstinence, Prong, Killing Joke e Murder, Inc. e  Jayce Lewis già con Gary Numan e Queen.

Da nomi così altisonanti, reduci da esperienze stellari, è logico aspettarsi un lavoro superlativo, colmo di ispirazione, carico di urgente creatività, capace di toccare vertici di passione comunicativa fuori dal comune e da qualsivoglia schema.

Duole pensare e dover ammettere che invece i nostri abbiano fatto solo il compitino di fine anno, si perdono tra le note senza trovare il bandolo della matassa, annaspano nelle sabbie mobili di suoni già sentiti, parole già dette (perfino banali), ritornelli privi di fantasia, progressioni di accordi prevedibili, a tratti quasi ci si annoia.

Peccato, perché esiste un potenziale di fondo notevole che sviluppato in altro modo avrebbe potuto fruttare un risultato completamente diverso. Intelligenti ma non si applicano, ricordate la frase di rito al colloquio tra insegnanti e genitori? Ecco, esattamente così, alla fine delle 11 tracce rimane in testa solo il rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere, il sapore amaro della incompiutezza, la delusione delle cose che non vanno come avresti voluto, un pugno di mosche in mano, nulla di più.

Si salva la traccia d’apertura Ghost heart, pubblicata in precedenza come primo singolo, dal sapore autunnale tinto di gotico che riporta ad una natura atmosferica tipica del sound post-punk anni ’80.

Honorée con la voce di Bell filtrata dai sintetizzatori ed un finale con arpeggi di chitarra dal suono pieno, Stormcrow che malgrado sembri il seguito di The end is always the beginning stuzzica con una carica energica di puro hard-rock unita ad una bella dose di fascino ed umor nero, Key to the cosmos nel suo interminabile viaggio, conquista per la morbidezza di fondo, le sfumature post-rock e le stratificazioni sonore davvero azzeccate.

La traccia di chiusura è il capitolo più trascurabile, una versione acustica strimpellata della Sign your name di Terence Trent D’arby che fa accapponare la pelle e non mi riferisco all’ambito strettamente emozionale.

Apocrypha – il nuovo lavoro dei Ascension of the Watchers  – non convince, non attrae, non affascina, gira su se stesso senza trovare una vera chiave di lettura, tenta il lancio dal trampolino più alto senza saper nuotare, il vero cruccio sta nel fatto di aver sprecato una grande occasione, a musicisti di livello deve corrispondere una produzione di livello, in questo caso siamo sotto, almeno di qualche gradino.


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Elisabetta Laurini