A Cloud of Ravens: recensione di Lost Hymns

Lost Hymns è il nuovo album di A Cloud of Ravens. Il duo newyorkese torna con un valente mix di post-punk e darkwave arricchito da testi prosaici.

A Cloud of Ravens

Lost Hymns

(Nexilis Records/Schubert Music Europe)

darkwave, post-punk

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Il duo newyorkese A Cloud of Ravens torna sulla scena con Lost Hymns, il nuovo album su etichetta Nexilis Records/Schubert Music Europe, costruito su un florilegio abilmente mescolato di post-punk, darkwave e testi prosaico/metaforici che raccontano l’universo dei nostri giorni.

Il disco, presentato durante una serie di live negli Stati Uniti a supporto dei leggendari The Sisters of Mercy, si pregia del lavoro di mastering da parte di uno degli artisti più prolifici e interessanti degli ultimi anni, parlo di Jason Corbett degli Actors che impreziosisce il tutto con il suo magic touch.

Formato nel 2018 da Matthew McIntosh (chitarra e voce) e Beth Narducci (chitarra basso), il progetto emerge dalla fiorente scena musicale dark con una serie di auto produzioni assai interessanti confluite in Another Kind of Midnight, album del 2021 concentrato sulla devastante esperienza collettiva della pandemia e lacerato dal tribalismo morale.

McIntosh, cresciuto in una famiglia appassionata di musica, arriva a questo genere dopo varie esplorazioni nelle scene punk, death rock e hardcore mentre Beth Narducci vanta  un background più connesso al rock alternativo e alla musica industriale.

Lost Hymns appare proprio la naturale prosecuzione del precedente full-lenght, Another Kind of Midnight, evidente la notevole crescita strutturale del sound che pur restando di chiaro stampo post-punk si lancia in varie contaminazioni strizzando l’occhio al goth rock e alla darkwave di più ampio respiro, il risultato suona moderno, a tratti davvero stimolante come accade in Requiem for the Sun, traccia d’apertura e ottimo biglietto da visita per le restanti dieci tracce.

Notevoli anche gli altri singoli, Nature of Artifice, The Blackest Mantra e Parable accompagnato da un video inquietante tanto quanto il testo “…le nostre anime sanguinano, le mani in alto verso nuvole infuriate, urliamo forte fino a quando i nostri cuori smettono di battere. Al diavolo, ma sta piovendo, al diavolo, amore mio, grida forte, figlio mio, mani in alto verso le nuvole infuriate, al diavolo di nuovo, urla forte questa notte, mani in alto ma piove ancora”.

Ma quel che davvero incanta è la poetica delle liriche, pregne di contenuto, profonde, riflessive e del tutto condivisibili, non è facile (nelle canzoni) trovare vocaboli, frasi e concetti così penetranti ed è questo infatti il punto forza dell’intero lavoro che purtroppo in certi casi risulta leggermente ripetitivo, forse manca il colpo di genio, quello capace di trasformare un buon disco in un capolavoro.

In ogni modo Lost Hyms risulta gradevole e molto godibile, una sorta di omaggio al passato unito alla costruzione moderna del futuro, A Cloud of Ravens è un progetto da tenere d’occhio perché di sicuro ci riserverà grandi sorprese.

 

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