Zahn: recensione di Purpur

I berlinesi Zahn alle prese con la terza prova in full-lenght. Purpur è una travolgente miscela alchemica tra groove monolitici e rifrazioni sintetiche dai colori abbaglianti.

Zahn

Purpur

(Crazysane Records)

experimental rock, krautrock, noise rock, electronica


L’ultima uscita degli Zahn risale al novembre 2023, chissà se qualcuno ricorda la potenza inaudita di Adria, un vero e proprio gioiello sperimentale della moderna scena krautrock capace di accendere una curiosità spasmodica in chi, come me, nella musica cerca sempre emozioni nuove e vibranti.

Vero è che nel frattempo il trio berlinese, nato nel 2021 grazie al batterista Nic Stockmann, al bassista Chris Breuer (entrambi anche nella band noise rock Heads) e al chitarrista Felix Gebhard (live con gli Einstürzende Neubauten), aveva rotto il silenzio lo scorso anno con un EP, ma tre tracce sono troppo poche per togliersi la sete ed era giunto il momento di pubblicare qualcosa di più corposo, un album, Purpur, il terzo della loro carriera su etichetta Crazysane Records.

E se Adria offriva una gamma di sonorità sospese tra krautrock, dark jazz, noise rock e post-punk, l’ultimo nato ci trascina letteralmente in un paesaggio sonoro molto più denso, intricato, labirintico e a tratti perfino claustrofobico, un’inebriante turbinio di emozioni contrastanti per un suono caratterizzato da continui cambi tra groove monolitici e pulsazioni sintetiche.

Il trio berlinese ci regala un carnet di composizioni (chiamarle canzoni sarebbe davvero riduttivo), interamente strumentali, senza alcun supporto vocale perché, parliamoci chiaro, non ce n’è alcun bisogno e soprattutto non se ne sente la mancanza, le otto tracce incluse  sono capaci di catturare tutta l’attenzione di chi ascolta grazie a soluzioni ritmiche fenomenali, texture elettroniche strabilianti, contaminazioni sonore che vanno dal krautrock al rock sperimentale fino al noise rock ingentilite da un continuo fiorire di synth, il risultato è una complessa stratificazione di colori (protagonisti assoluti anche della copertina ornata di uva e bacche) amplificata da un’allucinata dolcezza di contorno.

Registrato ancora una volta a Gyhum insieme all’ingegnere del suono Peter Voigtmann (ex The Ocean, Death By Gong, Heads), Purpur segue le orme dei precedenti lavori ma segna anche un’audace balzo in avanti, la presenza di ospiti illustri come Fabian Bremer (Radare, AUA) e Kjetil Nernes (Årabrot) rende ancor più percepibile quella miscela esplosiva di fascino e disagio strisciante mentre il mix e il mastering ad opera di Magnus Lindberg (Cult of Luna) restituisce l’affascinante profondità di un battito sotterraneo nitido e penetrante.

Le ossessioni interiori che si riversano come tempeste sonore nella maestosa Gensher e nella potentissima Diaabend dalle splendide aperture in odore post-rock (dove fanno capolino perfino certi King Crimson della produzione eighties) fanno da contraltare agli sperimentalismi estremi di Katamaran sostenuta da ripartenze diaboliche e riflessioni concettuali, alla cupezza inquieta di Atoll ricca di rarefazioni dark jazz fino alle texture elettroniche/sintetiche di Alhambra che si srotola come la colonna sonora di un film.

La Stroboskop d’apertura avanza macilenta e slabbrata mentre Solex risulta cinematica e piena di fascino, un sogno ad occhi aperti, riflessiva e sognante, lascia immaginare paesaggi fiabeschi costruiti sopra cirri enormi, penso a Lynch e a Badalamenti (sarà un caso ma Idylle, primo singolo estratto da Adria era proprio dedicata a lui).

A chiudere il sipario ci pensa Butter, tre minuti e quaranta di goduria uditiva, soda e compatta in superficie duttile e pastosa all’interno, proprio come il burro.

Gli Zahn sono riusciti a sorprendermi, cosa che accade sempre meno spesso, Purpur è davvero un album geniale.

https://www.facebook.com/zahn.band/

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