Ydeg
Elme
(It’s Eleven Records)
post-hardcore, post-punk
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Con i tedeschi Ydeg si ha come la sensazione di ascoltare musica che non ti lascia molto e ti comunica ancora di meno.
Spieghiamoci meglio.
La loro proposta, un misto tra hardcore, post-hardocore- post punk, è prettamente minimale, urlata il giusto, ma senza che sia degna di nota nella maniera migliore possibile.
Le loro canzoni (le più lunghe durano tre minuti e ventidue secondi) sono dei veri e propri pugni nello stomaco, perché risultano potenti ma, allo stesso tempo, fredde. L’uso di melodie, anche solo minimamente trasversali, non è contemplato nel vocabolario in uso al gruppo teutonico e questo aspetto, alla lunga, pesa tantissimo.
Si ha l’impressione di ascoltare brani tutti uguali l’uno con l’altro e che, probabilmente, saranno visti anche come dei capolavori da parte di chi deve andare contro il mainstream e la facile orecchiabilità. Non sia mai, del resto, scrivere qualcosa che si possa ricordare nel corso degli anni! Sarebbe troppo commerciale e poco etico da un punto di vista dell’attitudine punk. Sarà, ma questo lavoro composto di sole sette tracce (fortunatamente aggiungiamo noi) non ci lascia niente. Non ci emoziona e pare essere stato scritto con il solo obiettivo di essere ostico e poco fruibile. Se va bene agli Ydeg, allora va bene anche a noi.
Dopo aver ascoltato pezzi come Dicso Multibol, Ui e +36 (i testi sono tutti cantanti in ungherese), non ci rimane niente che ci possa portare a rimettere il CD nel lettore e farcelo riascoltare, anche con la sola speranza di trovare qualcosa di nuovo che riesca a catturare l’attenzione nostra e di chi ci circonda. L’unica eccezione la si può fare per le scariche elettriche di M5, ma davvero appare troppo poco per dare la sufficienza a Elme. Magari, tra qualche mese, questo disco lo vedremo nelle top ten dei migliori ascolti del 2025 e allora saremmo ben lieti di aver preso una cantonata, ma sinceramente abbiamo i nostri dubbi che ciò accadrà.
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