Waines: Stu (intervista e recensione)

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Il disco dei Waines ci ha veramente colpito. Tanto che abbiamo voluto raggiungerli per approfondire la conoscenza del loro universo musicale.

Parliamo con Fabio Rizzo, voce e chitarra dei Waines.

RockShock: Ciao Fabio, pensando alla Sicilia musicale verrebbe da citare Carmen Consoli, Battiato, Venuti, Roy Paci e tanti altri…a me viene in mente una sequenza di band più o meno emergenti: i Second Grace dove ci sei anche tu, gli Omosumo di Angelinelettrico, i Granpa, gli Akkura dove c’è un altro Second Grace Fabio Finocchio, Il Pan Del Diavolo dove c’è sempre il tuo zampino, gli Hc-B e molti altri. Si può parlare secondo te di una nuova scena siciliana? O parliamo di una scena emil-siciliana, considerato che molti di voi hanno intrecciato le loro storie fra le vie di Bologna per un bel pò di tempo …

Fabio. La scena siciliana esiste nel senso che ci sono tante band che spaccano, fatte di gente che vive di musica e che, di fronte all’alternativa della disoccupazione certa, ha scelto di mettersi in ballo così. Si lavora al proprio progetto e magari si collabora ad altri a ruota continua: alla lunga questa cosa sta portando effetti tangibili e infatti sempre più band della nostra terra approdano a livelli e giri decisamente interessanti. Le strutture e i club per suonare, almeno a Palermo, non ci saranno mai, di questo ne sono sicuro. Ma questa consapevolezza non ferma la fame e la voglia di arrivare, coscienti che ad ogni passo importante si tratta di farsi minimo 12 ore di macchina e spendere tanti euro per raggiungere l’Italia. Ma siamo qui, ci piace e continueremo a farlo a lungo.

RS. Oltre ad essere disposti a spaccarsi le ossa a forza di lavorare, pensi che sia più importante per una band emergente una buona promozione del cd o farsi conoscere suonando dal vivo e trasmettendo live il proprio sound?

F. Bisogna fare buoni dischi, fatti di belle canzoni. E poi suonare un casino in giro. Se i due elementi – disco più live – contengono della qualità, nel giro di un paio di anni il nome sulla scena prende forma automaticamente. La buona promozione è la benzina necessaria a far andare più lontano e velocemente la macchina, ma se il motore non è buono, se la musica piace solo ad amici e parenti, vuol dire che quella non è una strada che spunta.

RS. Pensi che possa essere utile per fare conoscere band emergenti, farle suonare da spalla a band più famose o credi sia  solo un modo per farli ignorare dai fans accorsi per la main band e sia meglio farle esibire in concerti più ristretti?

F. Questo è un meccanismo delicato. Se la band, pur brava, non è compatibile artisticamente, si rischia di far arrivare bottiglie e lattine sul palco. Quando la proposta è coerente e la scaletta della serata è rispettata, quella delle aperture è un’ottima vetrina. Ma il proprio destino una band emergente se lo deve costruire città per città, di bar in bettola.

RS. Quali sono le band dalle quali avete tratto ispirazione nella registrazione di STU? Anche se preferisco evidenziare le caratteristiche particolari di una band piuttosto che pensare a chi somiglia, a tratti a me ricordate vagamente Jon Spencer Blues Explosion, fra l’altro anche loro con due chitarre, batteria e voce…

F. Alla Blues Explosion assomigliamo solo per le due chitarre e la batteria, ma sento (vagamente) più vicini i Black Keys o i White Stripes. In ogni caso non c’è una band a cui ci ispiriamo in   particolare, semplicemente i Waines sono il mezzo attraverso il quale frulliamo le cose che più ci piacciono: il blues atavico, il rock and roll classico, un po’ di electro-rock le cui soluzioni ritmiche minimali ma groovosissime spesso ci danno idee per il nostro sound.

RS. In mezzo a tutto questo power blues ecco spuntare NY Excuse una cover dei Soulwax, già presente sul vostro EP A Controversial Earl Playing, che non è propriamente un brano di ambito rock ma piuttosto di quella scena disco-punk che ha spaccato i dancefloor fra il 2004 ed il 2005… penso sia una scelta azzeccatissima, dal vivo poi la fate rendere all’ennesima potenza, ma come mai una scelta così particolare e distante dal vostro mondo?

F. Proprio per quello che ho detto prima. Può essere vista come una scelta distante, ma tutto quello che ha tiro e groove a noi interessa. E’ capitato coi Soulwax, avrebbero potuto essere gli Outkast o i Prodigy.

RS. A proposito di cover, se qualcuno dovesse scegliere un vostro brano, quale vorreste sentire coverizzato e da chi?

F. Mi piacerebbe sentire Goldfrapp alle prese con Flow River Flow.

RS. Avete già fatto uscire il primo video del singolo Let Me Be, un clip molto ironico e davvero hot, chi ha avuto l’idea? E’ divertentissimo…

F. L’idea è del nostro amico e concittadino Corrado Fortuna, che è anche regista e co-protagonista del video. Si è ispirato al sito Beautiful Agony, il resto è venuto da sè…

RS. Dove vogliono arrivare questi Waines?

F. A fare tanti concerti in giro e non solo per l’Italia. E poi fare un secondo disco che sposti ancora in avanti la linea tracciata con i primi lavori. Nel frattempo, date un occhio a tutto quello che sta  uscendo da Palermo…

_______________ recensione _________________

Waines

Stu

(Cd, 800A Records)

alternative rock, blues

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waines_stuSuonano insieme da sempre Fabio Rizzo, Ferdinando Piccoli e Roberto Cammarata; prima nei Pastense ed ora nei WAINES. E il feeling si sente, eccome se si sente. Il trio di Palermo, 2 chitarre, batteria e voce prende il nome da uno slang palermitano, e deve necessariamente essere scritto in maiuscolo, così come STU il nome del loro primo album.

Precedentemente i WAINES (si pronuncia uains), hanno pubblicato un demo-cd intitolato Anatomy Of A Barcode, seguito nel 2007 dal primo ep ufficiale A Controversial Earl Playing, registrato al The Cave Studio di Catania sotto la supervisione di Daniele Grasso, già sound engineer di Afterhours, Cesare Basile , Hugo Race e John Paris.

Nel 2007 la band viene chiamata a rappresentare la Sicilia all’Italia Wave Love Festival ed ha l’onore di aprire i concerti di Bob Geldof e Carmen Consoli. Successivamente eccoli suonare come opening act di gruppi molto importanti come Architecture In Helsinki, Bluvertigo, Afterhours e Gogol Bordello. Dopo la partecipazione in novembre al M.E.I. di Faenza ecco arrivare nel 2008 il primo cd ed il tour che li vede suonare in lungo e in largo per l’Italia.

Non lasciatevi ingannare dall’inizio dell’album. I 5 secondi di coretti in stile Beach Boys che aprono il primo brano Flow River Flow lasciano poi spazio ad un blues energico che impedisce di star fermi. Si continua con una”stonesiana” Wooooo e col primo singolo Let Me Be (già presente nel loro EP) che non esce più dalla testa, come il divertentissimo video in rotazione sui network musicali. Nella strumentale Have You Heard The News? il suono si fa più acido e si potrebbe quasi parlare di psycho-blues, mentre Server incalza e non lascia un attimo di fiato.

Giunge quindi un attimo di pausa con Again per poi riprendere con la strumentale Ready To Taxi che sembra sbalzare fuori dal repertorio di Jack White e a seguire il country-garage di I’mNorthbound, Babe. Tratta anch’essa dal precedente EP dei WAINES arriva la riuscitissima cover NY Excuse dei Soulwax e, se non riuscivate a smettere di ballare l’originale, questa vi lascerà proprio senza forze.

Chiude il blues di Red Cross Store seguito dall’ultimo brano omonimo del cd. Pare quasi un outro questo minuto e mezzo di STU che ci stacca dall’euforia del cd con una dolce e sognante melodia acustica.

Un cd per scatenarsi, per gioire, per ballare, per capire che c’è ancora chi fa ottima musica !

www.3waines.org

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