Vittorio Tolomeo: Prize Day

Dal profondo sud arriva un album che ha poco di italiano e il non trascurabile pregio della semplicità

Vittorio Tolomeo

Prize Day

(Cd, CD Baby)

pop, rock

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vtolomeoQual è la ragione per cui si apprezza o meno un disco?
Domanda a cui non abbiamo saputo trovare risposta, ma che continua a riecheggiarci in testa dopo l’ascolto di Prize Day, album d’esordio dell’ex Noema Vittorio Tolomeo.

Un album senz’altro poco indicato a chi è in cerca di novità: il musicista messinese, infatti, mescola in queste undici tracce una serie di influenze chiare, rintracciabili e anche un po’ datate.
D’altro canto, Prize Day è un disco perfetto per i momenti in cui non si ha voglia di ascolti troppo impegnativi e si preferiscono una manciata di canzoni piacevoli e orecchiabili.

Si tratta di un pop-rock mai troppo spinto, ruspante e demodè quanto basta per risultare accattivante alle orecchie degli over-30, costruito su giri armonici semplici ma efficaci e sorretto da un apparato strumentale essenziale – nel quale emerge l’ottimo bass-playing dell’ex Afterhours Andrea Viti – arricchito di tanto in tanto da violino e glockenspiel.

L’album si dipana fra sonorità elettroacustiche à la Violent Femmes (Love Insane), brani dal feeling fresco e live (Sauve Moi Mon Amour), ritornelli nella tradizione dei Cure più pop (Migrant Soul), reminiscenze eighties (la delicata e minimale New Star To Start Again), melodie vocali che discendono direttamente dai primi Talking Heads (Soul Music) e rimandi al classico cantautorato folk angloamericano (Passenger).

Un disco semplice e (forse) senza pretese, se non quella di farci compagnia coi suoi colori.

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