unòrsominòre: Una valle che brucia / Analisi logica EP

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unòrsominòre.

Una valle che brucia / Analisi logica EP

(diNotte Records)

canzone d’autore

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unorsominore Una valle che bruciaSi scrive proprio così, con tanto di accenti e di punto finale. unòrsominòre., al secolo Emiliano Merlin, non è originale solo nel nome. È senza dubbio un musicista sui generis, completamente avulso dal music business e dalla sue leggi. Tanto da pubblicare in contemporanea un album e un EP, scaricabili a offerta libera. Un artista spinto dall’urgenza di fare musica, anzi di dire qualcosa, qualcosa che non trova nell’effimera e inconcludente scena “indie” italiana e che non teme di risultare pesante o di andare contro corrente.

Domanda ovvia: perché pubblicare due opere distinte, invece di accorpare tutto in un unico – magari doppio – disco? Semplicemente perché le varie tracce sono nate come due insiemi che, per tematiche e sonorità, non potevano stare in una stessa release. Ma sono due facce di una stessa medaglia, ed è così che vanno presentate. Insieme.

Partiamo dall’album. Una valle che brucia si discosta dai lavori precedenti di unòrsominòre. per gli argomenti affrontati, di più ampio respiro e meno focalizzati sull’attualità italiana e le sonorità, meno incentrate sulle chitarre e più fredde, minimaliste, ridotte all’osso. L’attenzione è di nuovo tutta sulla parola e sul suo significato; i testi sono scomodi, crudi, urlati in faccia senza mezzi termini, non curante del clamore che può suscitare ma intenzionato a offrire all’ascoltatore uno spunto di riflessione. Un cantautorato impegnato, ricco di riferimenti storici e letterari, che si muove lungo i confini dello spazio e del tempo creando parallelismi tra condizioni passate e future che ciclicamente si ripresentano a noi, cogliendoci ogni volta impreparati.

Il sound sordo e freddo del brano di apertura (Il demone meridiano) è a tutti gli effetti un’introduzione al disco e al suo mood. Si passa dalla riflessione sullo stato delle cose e sul tempo che passa a una preghiera laica che rimanda a un concetto di dio interiore molto più terreno (Hubris, o Preghiera del senza dio), per approdare al tema della guerra, sviscerato da diverse angolazioni: quella di un uomo che immola la sua vita per una causa perché è l’unica cosa che abbia un senso fare (Canzone del Partigiano Giovanni) e di un altro che rifiuta di seguire gli ordini e uccide il proprio colonnello per morire per mano del “male minore” (Uomini contro; da sottolineare come in entrambi i brani la musica accompagni la storia creando atmosfere e ambientazioni). Per affrontare infine il tema del sacrificio, quello di uomini e donne che hanno dato la loro vita o hanno subito torture per qualcosa di più grande (Canzone di Alekos) o per una speranza di vita migliore (18 aprile), persino quello degli animali, che condividono un destino di crudeltà e indifferenza (Mattatoio). Un argomento questo, praticamente mai trattato finora in ambito musicale, che sta particolarmente a cuore a Emiliano, animalista e vegano convinto.

Fare meno/fare meglio è l’ideale trait d’union tra le due release. Questo pezzo rock con basso distorto e batteria pestata avrebbe potuto trovare posto in Analisi logica, con la quale condivide suoni e contenuti. O tempora è un mix di riferimenti al sociale, un brano semplice, nel quale la nostra società attuale viene messa a nudo e passata sotto la lente di ingrandimento per ricordare a tutti i suoi mille difetti e le sue molteplici contraddizioni. Epater le bourgeois elenca esempi di atti di ribellione, e lo fa a tempo di rock come un moderno strillone. Chiude l’EP una versione rimasterizzata di Pezzali, già uscita in una compilation e super cliccata su youtube, ma che ancora non aveva trovato collocazione ufficiale su disco.

Sono davvero tante le cose da dire su unòrsominòre. e non solo per la quantità di materiale prodotto e la modalità di pubblicazione. La cura per l’artwork e la ricerca di un fil rouge anche nelle immagini da inserire nel booklet raramente si accompagnano a produzioni non esattamente mainstream. Ma è il caso di lasciare che a parlare siano le parole di questo artista, affinché si compia la sua missione salvifica e ci faccia finalmente uscire dal pressapochismo a cui ci sta lentamente abituando quella che in tanti amano considerare la “scena indipendente italiana”, ma che di indipendente ormai non conserva che il nome.

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