Touché Amoré
Spiral In A Straight Line
(Rise Records)
post-hardcore
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Veterani del genere hardcore, gli americani Touché Amoré ritornano sulla scena con un disco che non aggiunge e non toglie nulla a quanto fatto nel corso della loro carriera.
Spiral In A Straight Line è il classico album che ti aspetti da una band come questa che paga dazio, in maniera vistosa e chiarissima, a gente come i Fugazi o i Cave In e ad artisti di nicchia che sono stati prossimi alla fama senza mai raggiungerla quali, ad esempio, i Far di Jonah Matranga e i Rival Schools, che, però, avevano una maggiore cura della melodia.
Dunque, chi è addentro alla materia, sa bene cosa aspettarsi da un lavoro del genere, ovvero un pugno di canzoni abrasive e al vetriolo, caratterizzate da un cantato gridato ed arrabbiato che in certe fasi ricorda quello del mitico Zakk De La Rocha (evidenziamo, per sgombrare il campo da ipotesi fantasiose, che di rap non c’è assolutamente nulla qui dentro).
Ed allora quando parte l’iniziale Nobody’s si capisce da subito che sarà un andirivieni di schitarrate, alternate ad arpeggi dissonanti, con una voce roca che grida tutto il suo dissapore nei confronti dei tempi moderni.
Non ci sono momenti di variazione, perché tracce quali Mezzanine, This Routine e Hal Ashby sono nate per essere suonate dal vivo ed alimentare panico e confusione sotto il palco.
Tutto questo, chiaramente, potrebbe alla lunga stancare, soprattutto per quel timbro vocale monocorde, ma l’hardcore o il post-hardcore (che tristi queste definizioni che si devono, giocoforza, usare per far capire di cosa si sta parlando o scrivendo) è un genere senza compromessi: prendere o lasciare.
Le vie di mezzo per artisti come i californiani Touché Amoré non esistono, ma su questo non avevamo mai nutrito dubbi sin dal primo momento che abbiamo ascoltato il disco in questione. Buono, ma tutto sommato, derivativo e poco originale.
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