Tasso Alcolico

Tasso Alcolico è una sbornia ska–punk nata dall’omonimo gruppo che associa la musica all’alcool, “capace talmente tanto di farci gioire da farci allo stesso tempo stare male”

Tasso Alcolico

s/t

(Cd, Maninalto!/Tube Records, 2008)

ska, punk

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Lo start di Tasso Alcolico è immediato. Si definisce subito ska – andante. Tempo sostenuto e ritmo veloce. Gli assoli voce e synth soprafanno la voce che nel frattempo si diverte e si esprime.

Tasso Alcolico, uscito ad aprile, è l’ultimo lavoro dei Tasso Alcolico. Il gruppo nasce nel 2001 con la volontà di fondere ska e punk e diciamolo, anche un bel po’ di rock. Basta ascoltare Elvis, primo brano estratto. Il tempo è quello conosciutissimo di Jahilhouse Rock del re del rock ‘n’ roll. Il brano è un’esortazione a godersi lo show di un personaggio al quale “loro dicono quanti anni hai?”. Per il resto è il rock’n’ roll votato alla causa ska e soprattutto al divertimento che attacca inevitabilmente il ritmo del corpo.

Colori è una critica alle illusioni che in genere appartengono ai bambini con un sound a metà strada tra il rock anni ’90 e il rivoluzioniamo dei Modena City Ramblers. Il risultato è un indice cromatico che traduce ogni colore in realtà vissute: “rosso come il sangue di migliaia di giovani lucenti agli occhi di regimi spietati”.

Fuorilegge attacca i potenti che accumulano ricchezze a scapito dei poveri. Le melodie sembrano rievocare terre lontane come il Messico e più vicine come la Spagna. Lo ska torna prepotente dopo un inizio lento e salmodiato. Il finale è simpaticamente notevole, affidato ai soli strumenti ed al ritmo come ad incitare attraverso la musica, alla rivoluzione contro “questa società che con le sue leggi non ti dà la libertà”.

Ora che sarà di noi è volontariamente leggera e poco ha da spartire con le riflessioni nate in un viaggio in Grecia, vedi Muccino. Atmosfera si mantiene allegra nonostante il testo sprofondi spesso in una tristezza irrecuperabile.

I tredici brani di Tasso Alcolico, denunciano, esortano alla rivolta, manifestano e descrivono situazioni difficili. Il tutto senza dimenticare l’ilarità, asso nella manica del genere ska. E nel caso in cui non bastasse, abbiamo il rock, il punk, la musica andalusa. Qualsiasi espediente concorre a “gridare il proprio orrore” senza dare perdere punti in nessuno ambito: qualità strumentale, testi , sincretismo dei generi.

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Beatrice Kabutakapua
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