The Subways: recensione disco omonimo (2015)

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The Subways

s/t

(Pledge Music)

garage rock, punk rock

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the-subways-cd-2015L’ultima apparizione peninsulare dei The Subways risale ormai a tre anni fa. Ma presto, per chi ama agitarsi e pogare, ci sarà una nuova occasione per scatenarsi ai ritmi forsennati del trio indie-rock britannico. Infatti i ragazzi di Welwyn Garden City, ridente cittadina giardino dell’Est dell’Inghilterra, saliranno sul palco della Salumeria, il prossimo 28 febbraio. E con l’occasione presenteranno ai fan italiani i brani del loro quarto album di studio, The Subways, da poco uscito nei negozi.

La prima traccia, My Heart Is Pumping To A Brand New Beat, non tradisce le attese sebbene una delle strofe iniziali reciti testualmente “we made an adjustment to all the things that we plan to do” (abbiamo modificato tutte le cose che avevamo pianificato di fare). Il video, visibile in questa stessa pagina, è opera del regista statunitense Steven Mertens che, con animazioni visivamente accattivanti delle quali a volte sfugge il senso se estrapolato da quello meramente estetico, ben si sposano all’incedere del brano.

Pronti via, il lavoro non delude le attese e si incanala immediatamente in ciò che ci si aspetta che sia.

Le rullate di batteria di Josh Morgan si susseguono cavalcate dal bel falsetto di Billy Lunn che, nonostante la giovane età, mostra una grande padronanza del suo mezzo vocale, risultato probabile dell’intensa attività live della band.

E il secondo pezzo, I’m In Love And It’s Burning In My Soul, sembra scritto giustappunto per le arene, con i suoi chorus pieni di yeah rinforzati dal background vocal della bassista Charlotte Cooper.

Taking All The Blame prosegue il discorso mentre, nella successiva Dirty Muddy Paws, emerge una certa attitudine per le armonie vocali.

Ma è solo un breve rallentare prima di riprendere la folle corsa con Good Times, della quale ho particolarmente apprezzato un assolo breve ma con il feeling giusto.

Chitarra acustica e piano aprono e caratterizzano Because Of You (Negative Love) che è la prima –e unica- vera boccata di ossigeno per chi, come il sottoscritto, ha qualche difficoltà nel mantenere troppo a lungo l’apnea.

Just Like Jude, We Get Around e soprattutto Pet Boy ricalcano i cliché di un punk commerciale che lasciano somigliare i The Subways a tanti altri gruppi che si muovono nel loro stesso ecosistema. Proprio come i due brani successivi che sono il preludio alla conclusiva Is That Enough.

Sì, ce n’è abbastanza per rinforzare lo zoccolo duro di estimatori della band e, forse, per attrarre nuovi accoliti pescati da quel target di amanti dei ritmi senza fiato che però, pur con qualche eccezione (Blink 182, Green Day, ecc.), rimane una nicchia che difficilmente riesce ad assurgere a quel mainstream che tanto disprezza ma al quale, tutto sommato, strizza più che un occhio.

 

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