Zagreb: Palude

Zagreb

Palude

(Alka Record Label)

rock alternativo

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Zagreb recensione PaludeSi chiama Palude il nuovo album dei Zagreb, il quartetto alternative rock che avevamo conosciuto nel 2015 con il primo lavoro in studio, Fantasmi Ubriachi.

Il brano di apertura, Nel Buio, ha un sound che ti mette subito di buon umore. La batteria e il basso fanno la voce grossa ma, nel complesso, sembra un pezzo perfetto per le radio con quel suo anti pop elettronico sempre attento a non strafare. E infatti c’è anche un bel video che ne supporta la promozione.

In Vero Amore, dopo il rullante d’intro, fa capolino una chitarra un po’ più aggressiva anche se, “come genere”, rimaniamo sempre su un easy listening che ricerca una dimensione sofisticata ma mai troppo complessa.

E dopo l’altrettanto ritmata Problema Sociale arriva un incipit che cattura per forza di cose l’attenzione, “Ma che cazzo ci faccio a Berlino? Un venerdì di settembre ho seguito una stronza…”. E a dire il vero anche il seguito non è da meno, “Ho mandato affanculo mia madre per te… mi sono fatto curare la mente per te”.

Anche le successive I Tuoi Denti e Acme si muovono in un mix di elettronica che sa di mainstream, a volte addirittura di anthem, ma senza esserlo davvero.

Cerebrale e poi ancora Vile non cambiano il mood e forse il problema di fondo è proprio la mancanza di un cambio di gusto deciso.

Palude è un album al quale manca il sorbetto, passatemi questa manata alla Cannavacciuolo.

Confermano l’impressione i due brani che chiudono la track-list, Presidente e Anestesia, anche se quest’ultimo ci prova a rilassare un attimino l’ascolto, fino a suonare l’ultima nota lasciando nell’ascoltatore un senso a metà strada tra la sorpresa e lo spiazzamento vero e proprio quando, di colpo, ci si ritrova immersi nel silenzio.

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