Subsonica: recensione concerto (Torino, 11 aprile 2011)

Torino accoglie a braccia aperte la propria creatura. I Subsonica tornano a incantare e a far ballare la loro città. E si rivelano sempre i migliori

Subsonica

Torino, Palaisozaki, 11 aprile 2011

live report

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Subsonica Eden tour
Foto di Antonio Siringo

The boys are back in town. Dopo tre anni di assenza dai palchi, nei quali hanno coltivato i vari progetti paralleli, i Subsonica si ricompattano, ritrovano l’affiatamento che li ha tenuti insieme per quasi tre lustri e pubblicano l’album che non ti aspetti: abbandonate le cupe atmosfere di L’eclissi, ci portano in un Eden di leggerezza e voglia di vivere. E tornano a girare l’Italia per riunirsi in un abbraccio virtuale a quella grande famiglia che è il popolo subsonico.

Il Palaisozaki, palazzetto costruito per le olimpiadi invernali del 2006 e ora location di punta di molti concerti nel nord Italia (nonostante l’acustica non impeccabile), registra il tutto esaurito quando verso le 21.30 si spengono le luci e sul palco una serie di led disegnano un’enorme bandiera italiana. I Subsonica hanno sempre dato prova di un patriottismo apparentemente contorto, tracciando di album in album profili sempre più crudi quanto veritieri del nostro bel paese. E il pezzo che la batteria di Ninja sottolinea in apertura di questa data torinese, mentre gli altri quattro membri si posizionano spalle al pubblico, ne è un esempio. Prodotto Interno Lurido è un inno alla voglia di soverchiare il regime e di reagire, e dal parterre agli spalti è un flusso di corpi che questa volontà la custodiscono nel profondo.

La scaletta di questo tour è un susseguirsi di sorprese: alcuni classici del passato vengono lasciati in panchina, mentre altre vecchie glorie tornano in auge. Così a farne le spese sono Subsonica e Terrestre, i due album forse più divergenti dal classico genere che da Microchip Emozionale in avanti sarebbe diventato il marchio di fabbrica della band. Profetica in questo senso Benzina Ogoshi, scritta a ‘n’ mani con gli utenti del sito, che denigra come un fastidioso grillo parlante tutti gli album che “non sono riusciti a bissare Microchip emozionale”, “vendendosi alla commerciabbilità” (e passatemi la doppia, che rende meglio l’idea!).

Ottima la resa e l’accoglienza dei pezzi dell’ultimo album. Nella prima parte di show Serpente e Sul sole vengono vissute appieno da un pubblico che, a un mese dall’uscita dell’album, padroneggia perfettamente i testi (quasi meglio dello stesso Samuel, a tal proposito spesso ischerzato dal compagno Boosta).

Come spesso accade nei concerti della band torinese, il primo tempo si chiude dopo circa un’ora con la tattica uscita di scena per un sanremese cambio d’abito. Camicia nera e cravatta bianca a sostituire camicia bianca e cravatta nera dell’inizio, in un alternarsi di bene/male, chiaro/scuro, positivo/negativo.

Si riparte con Eden, a rinsaldare quel legame con il pubblico, fatto di confidenze e di intimità (“Cosa avete fatto in questi quattro anni?”), che ha portato la band ancora una volta a coinvolgere i fans, in questo caso nella realizzazione del video. E di nuovo il tastierista Boosta chiederà loro di ballare nel modo più scomposto possibile, che non importa qual è il ritmo da seguire, quanto lasciare che il corpo si esprima.

La seconda parte dello show è un insieme unico di pezzi legati tra loro in una sorta di grande medley: una Non identificato che stenti a riconoscere, poi Liberi tutti, Il diluvio, L’errore, l’immancabile Colpo di Pistola, fino a culminare in Istrice, che con Il cielo su Torino rappresenta una tangibile prova d’amore dei Subsonica verso questa introversa e pungente città, che proprio come un istrice ha bisogno solo di essere presa dal verso giusto.

Gli encore raggiungono l’apice con Tutti i miei sbagli, che per me è sempre stato il momento più sentito del live. E’ la canzone con cui molti tour si sono chiusi, quella del contatto finale con un pubblico a cui ha dato tanto e che ti ha dato altrettanto, senza risparmiarsi. E’ il momento dei saluti, degli arrivederci a presto o degli addio a più lungo termine, di fondersi e perdersi in quel mare di corpi e anime che in un certo senso sono parte di te.

Perché seguire i Subsonica è un po’ come fare parte di una grande famiglia, nella quale c’è un fratello maggiore che dispensa saggi consigli per migliorare il mondo in cui viviamo e dove l’affetto e l’amicizia che fungono da collante diventano elementi tangibili, nei testi quanto nella performance.

Proprio per questo l’ultimo pensiero è per il Presidente. La ‘famiglia’ ti è vicina.

La foto gallery del concerto di Caserta.

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Simona Fusetta
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