Shout Out Loud: Work

Puro stile indie rock: sobrio, piacevole, delicato e poco innovativo. Sono i Shout Out Loud e il loro nuovo Work

Shout out Loud

Work

(Cd, Merge)

indie rock

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Sobrietà  e eleganza prima di tutto. Nessun eclatante shock musicale, nessuna sorpresa o sussulto.

Work, terzo album in studio della band svedese Shout Out Louds, Adam Olenius alla voce, Ted Malmros al basso, Carl Von Arbin alla chitarra, Eric Edman alla batteria e Bebban Stenborg alle tastiere, arriva dopo sette anni di carriera musicale in una scena musicale indie, di cui la Scandinavia è terra madre.

A due anni da Our Ill Wills, con questo terzo album la band presenta al loro pubblico dieci canzoni delicatamente piacevoli che raccontano le varie sfaccettature e lievi sfumature del fenomeno prima più di costume ora anche musicalmente connotato dell’indie rock.

Un inizio dal gusto più datato anni ottanta nella voce e nelle sonorità (contraddicendo con il titolo) 1999.

Tra le più convincenti Fall Hard dall’arraggiamento e il falsetto cantato coinvolgente, sicuramente Candle Burned Out, quinto brano con echi più complessi e vagamente psichedelici.

Piacevole e orecchiabile Four By Four mentre risulta nuovamente forse contraddittorio con il titolo il ritmo della penultima Show Me Something New, che non regala nulla di realmente nuovo all’ascolto.

Spunto innovativo che forse si affaccia solo nell’ultima traccia la piacevole e soft Too Late, Too Slow.

Un album, Work che conferma le tendenze caratteristiche dei musicisti della scena indie rock, di non rivolgersi al grande pubblico o all’attenzione di nuovi fan, ma ad una nicchia, ad un pubblico già addestrato all’ascolto del genere, che sa cosa aspettarsi e non pretende di più di un sottofondo o canzoni orecchiabili da ballare.

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Sara Lilli
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