S.C.I.O.
Children Of Prostitution
(Materiali Sonori)
post-rock
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Il progetto S.C.I.O., ormai, è diventato una certezza nell’ambito del post rock nazionale e non solo. Non è un caso che dopo i buoni riscontri ottenuti con il precedente Discorsi Distorti, per questa occasione Stefano Scioni si sia fatto affiancare in sede di produzione e anche scrittura da Flavio Ferri, componente storico dei Delta V appena riformatosi e attualmente produttore di successo.
Il discorso intrapreso non sposta l’attenzione da quanto fatto in precedenza, sebbene la proposta abbia registrato un salto di qualità notevole.
I brani sono stati concepiti come delle vere e proprie jam session da cui i nostri hanno saputo estrarre e prendere il meglio. Si tratta, pertanto, di un viaggio sonoro assoluto nel quale il basso elettrico (un po’ come accade per i Royal Blood) si sostituisce in tutto e per tutto alla pesantezza granitica delle chitarre. E sta proprio qui la genialata, perché tra una marea di effetti, ci si lascia trasportare da una musica che è ipnotica, affascinante e soprattutto mai banale.
Siamo all’interno del post-rock più puro e per questo c’è bisogno di sedersi con cura per maneggiare un materiale come questo.
Ci sono anche delle tracce in cui si odono letture con la musica in sottofondo (Esercizi in Apnea e Nuovo Passato). Molta di questa musica potrebbe riportarci indietro al progetto Alone di Gianni Maroccolo e questo è un complimento che rivolgiamo all’artista, vista la stima immensa che si ha per l’ex bassista dei Litfiba.
La traccia Moby Prince è inquietante, perché rimanda all’attenzione il dramma del naufragio che tutti noi italiani (e non solo) conosciamo, visto che vengono riportate su un tappeto sonoro cupo le voci di chi ha, purtroppo, dovuto assistere a una tragedia assurda.
Per il resto questo progetto sa come realizzare dischi di purissimo post-rock, spaziando tra schitarrate, riflessioni psichedeliche e momenti di trasporto viaggiante. Insomma la carne a cuocere messa sulla brace da Scioni è tanta e prelibata. Ora sta all’ascoltatore apprezzarla e gustarla con cura e piacere.
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