Umberto Palazzo: Canzoni della Notte e della Controra

Canzoni della Notte e della Controra è un disco da ascoltare in piena notte o nel primissimo pomeriggio. Per capirlo meglio

Umberto Palazzo

Canzoni della Notte e della Controra

(CD, Discodada)

canzone d’autore

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Umberto Palazzo- Canzoni della Notte e della ControraLa Notte a la Controra sono forse i momenti della giornata dove ognuno di noi, consapevolmente o inconsapevolmente, è più ispirato e creativo. Chi se ne accorge, riesce ad acchiappare quei momenti, quelle schegge che si formano nella mente, e ricomporle in qualcosa di concreto. Chi non se ne accorge, riprende la sua vita normale, il mattino seguente o appena gli impegni pomeridiani devono ripartire. Umberto Palazzo, se ne è accorto benissimo e da tempo. Solo che stavolta ha voluto fare tutto da solo, o quasi, facendosi affiancare da voci femminili (Sandra Ippoliti e Tyng Tiffany), dalla viola di Luca D’Alberto e da una batteria “rubata” (quella di Gianluca Schiavon, che suona una parte recuperata da un’altra canzone registrata ma non realizzata), presente in un solo brano.

Canzoni della Notte e della Controra è un disco del sud del mondo, Italia, Spagna, Messico, non solo per i suoni, ma anche per mentalità e comportamento.  Al suo interno si innestano presenze raccolte da ogni tempo e da ogni spazio musicale, che arricchiscono il contenuto e lo rendono universale, estraendolo da identità geografiche.

Il primo ascolto interessa ma non conquista, non è fulminante. Bisogna ascoltarlo con calma per apprezzarne i suoni, spesso scaturiti da percussioni improvvisate associate a strumenti tradizionali. La Controra è l’unico brano che ha una vera batteria al suo interno ed insieme ad Acchiappasogni sono i due brani che hanno fatto meno fatica a conquistarmi. Li altri hanno avuto bisogno di un maggior numero di ascolti.

Non mi lascio tentare da giochi di comparazione e somiglianze, perché alle volte, Umberto Palazzo, non sembra somigliare neanche se stesso. Riascoltando più volte il disco mi sembra che la voce del cantante muti notevolmente dall’inizio alla fine del disco, da Terzetto nella Nebbia, cantata in maniera un po’ stralunata e sdolcinata per arrivare all’ultimo brano, cantato con timbro più deciso, basso e convinto.

Credo sia anche inutile lanciarsi in analisi sui significati delle canzoni, non perché sia un esercizio poco interessante, anzi, ma solo perché credo che sia giusto che ognuno di voi lo ascolti e lo faccia suo, magari nel silenzio della notte, o mentre sdraiati sul divano chiudete gli occhi nella Controra.


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Antonio Viscido
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