Tom Morello
Everyone Gets Everything They Want
(Commandante LLC, Mom+Pop Music)
alternative metal, folk
C’è curiosità in questo lavoro del celebre chitarrista Tom Morello, fondatore dei Rage Against The Machine e Audioslave, con la pubblicazione di questo disco solista per la prima volta a suo nome intitolato Everyone Gets Everything They Want, 12 tracce che spaziano tra diversi stili musicali, in cui Morello affida in tre brani il microfono ad alcuni ospiti.
Dopo il successo con i Rage Against The Machine, senza più il singer Zack de la Rocha al microfono, Tom ha preso in prestito Chris Cornell dai Soundgarden per mettere in piedi gli Audioslave, il suo attivismo è sempre rimasto alto anche quando ha pubblicato con lo pseudonimo di The Nightwatchman 4 dischi folk di protesta di sola voce e chitarra. Oltre al supergruppo The Prophet of Rage, nella trilogia di Atlas Underground c’è stato il collage sperimentale realizzato con diversi artisti e si è goduto più volte il palco in diversi tour di Bruce Springsteen, sostituendo Little Steven in alcune occasioni.
Laureato come molti sanno in Scienze Politiche ad Harvard, c’è da sottolineare subito che l’impegno politico nelle sue scritture non è cambiato dal suo esordio con la band di Los Angeles e con le sue dichiarazioni contro l’amministrazione Trump: Morello è rimasto l’attivista di allora e questo album è il grido di indignazione attuale verso ciò che sta accadendo a livello mondiale in questi ultimi anni.
Partendo da una vibrante strumentale Beth From Electronics dal sapore sabbathiano, la title track ricorda come Spartaco si ribellò ai romani, un chiaro invito (o minaccia) a rammentare ai politici prepotenti come le cose potrebbero finire male di questo passo. Tom Morello usa la chitarra come strumento narrativo, non è difficile riconoscere un brano con i suoi riff caratteristici che hanno fatto la storia del rock politicizzato degli ultimi trentanni, in primis il whammy secco e metallico e le corde che suonano come un campionatore, e forse per questo può sembrare prevedibile. Suona sempre uguale? Suona come ci si aspetta che suoni, poco prima che parta il riff tu sai che lì arriva il suo marchio inconfondibile, e probabilmente se non sei un fans con il paraocchi ti sembra anche logorante, alla lunga.
Insomma, il disco parte benissimo e rumoreggiante in maniera strepitosa, segue Adjourn It con Serj Tankian dei System of a Down al microfono: Morello piazza uno dei suoi assoli migliori degli ultimi anni con l’aiuto del figlio quindicenne Roman, ormai presenza fissa sul palco e coautore di alcuni brani come Date Night, un collaboratore cresciuto in casa nel vero senso della parola. La canzone è una rabbiosa condanna sulle deportazioni della ICE, citando gli episodi subiti da Alex Pretti e Renee Good, e qui respiriamo i Rage dei tempi migliori, con Tom e Serj incazzati quanto nei loro ventanni, ma con la professionalità di musicisti ormai rodati.
Trovo che in I Am Not Yours to Command (canzone dove un soldato e un secondino rifiutano di sottostare alle prepotenze) il pianoforte e la voce sussurrata del musicista newyorkese non si sposano proprio bene, Pretend You Remember Me è in linea con la tradizionale cantautorale americana senza rimanere memorabile e Everything Burns con Caleb Shomo dei Beartooth sembra più un pezzo di quelle band pop metal che non mi entusiasma, nonostante sia un brano di rabbia viscerale.
Purtroppo Morello non è mai stato un cantante sublime col sul timbro basso e ruvido, vero che in alcuni frangenti come nella ballad folk acustica di The Last Rung on the Ladder la voce roca e sommessa funziona mentre parla di un mondo rovinato da affaristi e incompetenti, ma in Soldier in the Army of Love, per fare un paragone, resta un passo indietro nascondendosi in un rap, nonostante la grinta del pezzo, il gospel a supporto e il tema della polizia di frontiera intenta a fermare chi fugge dalla miseria.
Con gli irlandesi Kneecap il chitarrista piazza su Unconquered un’architettura sonora inaspettata, tra chitarra, elettronica e percussioni ipnotiche. Qui si parla di scioperi della fame come forma di guerriglia civile, purtroppo inascoltata dai ricchi e potenti signori della Terra che, nel gettarsi nella corsa allo spazio per risiedere nel villaggio turistico su Marte, si augura loro di non tornare mai più, lasciando i poveri finalmente in pace su questo pianeta morente.
Se dal punto di vista delle liriche e dei roboanti riff non c’è nulla o quasi da obiettare, Everyone Gets Everything They Want è un miscuglio di stili tra metal, folk, rap, elettronica che non danno un’identità compatta al suo lavoro da rimanere sorpresi e chiedere il bis. Forse Tom Morello si è concesso troppa libertà attingendo alle esperienze fatte in questi anni e invece di un’antologia ha dato mano al suo “portfolio” con nuove canzoni, gliene dobbiamo dare atto.
Sito web: tommorello.com
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