The Cult: Choice Of Weapon

A cinque anni dall’uscita di Born Into This, tornano i The Cult con Choice Of Weapon, lavoro numero nove per la band di Ian Astbury

The Cult

Choice Of Weapon

(CD, Cooking Vinyl)

rock, wave

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The Cult- Choice Of WeaponSono passati quasi vent’anni dall’esordio del 1984 e certo il sound dei Cult non è più quello (ormai da un po’) del leggendario Love, o di Ceremony; non ci sono più singoli come Wild Hearted Son o She Sells Sanctuary.

Ma negli ultimi tempi abbiamo imparato che cavalcare l’onda del nuovo millennio non è facile per nessuna rock band di successo degli anni ’80 e ’90. Nemmeno per i Cult,  che però ci riescono meglio di altri.

Lo stile inconfondibile post-punk-metal della band di Ian Astbury è rimasto limpido, invariato e alla base di questo album, che farà storcere un pò il naso ai “puristi”, ma spingerà i neofiti a partire da Choice Of Weapon, per poi guardare indietro.

Lucifer è il singolo che ha anticipato l’album: sicuramente tra i brani più interessanti, aggressivo grazie alle chitarre graffianti (in pieno stile Cult), che guarda tanto al passato e diventa il ponte ideale tra i vecchi lavori e quest’ultimo disco. Cammina sulla stessa scia anche For The Animals, altro pezzo già estratto dall’album, con atmosfere molto più “Cult” rispetto agli altri brani (qualcosa da ridire sull’assolo, un po’ gratuito). Bella, molto bella, poi,  la svolta romantica che incontriamo con Life > Death, fuori dal coro ed efficace, tutta da gustare, con piano e chitarre possenti che accompagnano alla grande la voce di Ian.

La prima traccia è Honey From A Knife, degna apertura del disco, con Elemental Light che la segue e tiene alto livello. Nulla di eccezionale, invece, The Wolf, Amnesi, Wilderness Now e gli ultimi brani dell’album, che suonano un po’ tutti uguali, con quel punk-rock piatto e asciutto, che non è nè carne nè pesce.

Qualche acuto tra la media, insomma, in Choice Of Weapon, che si divide tra modernità e sguardi verso il passato, col desiderio del gruppo inglese di continuare il percorso iniziato quasi vent’anni fa, cercando, per forza di cose, di adattarsi alle nuove tendenze.

Anche per questo il disco paga il confronto col passato; ma senza dubbio è sempre bello riapprezzare una delle band di Culto (non potrebbe essere altrimenti per i Cult!) del panorama rock, metal e punk degli anni ’80 e ’90, e non si può non sottolineare la buona (certamente non eccelsa) qualità di Choice Of Weapon, che ci regala qualche perla senza esaltare nel totale, che poi era quello che volevamo e ci aspettavamo dai Cult.

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Roberto Consolo
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