Teenage Fanclub: recensione di I Do Not Dare To Dream

Un ritorno cristallino e senza tempo: i Teenage Fanclub firmano un trattato di resilienza pop contro il vuoto contemporaneo.

Teenage Fanclub

I Do Not Dare To Dream

(Merge Records)

indie, folk, alternative


Non è facile rimanere sulla cresta dell’onda per trentasette anni. È questo, però, il miracolo compiuto dai Teenage Fanclub, una band esordita al tramonto del baggy e di Madchester, capace di attraversare l’onda lunga del britpop e di proseguire la propria carriera senza subire smacchi dalle nascenti scene indie-rock e alternative britanniche e d’oltreoceano.

Con ben tredici album in studio, il gruppo ha raccontato un intero mondo, conquistando i propri spazi musicali con caparbietà e, spesso, con il piglio di chi ha dovuto vestire i panni del comprimario. Hanno attraversato gli ultimi quattro decenni di storia della musica, ognuno a suo modo fecondo, fino a giungere all’attuale, frammentato scenario contemporaneo.

La band di Glasgow torna oggi con un nuovo lavoro che mostra una straordinaria risolutezza, capace di guardare a un mondo incerto e difficile senza mai cedere alla disperazione. I Do Not Dare To Dream, successore del già valido Nothing Lasts Forever, è un disco eclettico ma perfettamente in grado di occupare gli spazi sonori più consoni al gruppo scozzese. La folk ballad The Way You suona ariosa e conferma le doti innate di Norman Blake e soci nel comporre brani semplici e diretti. L’ascolto prosegue fluido tra le atmosfere sixties di Tomorrow People, le delicate armonie alla Simon & Garfunkel di Over And Over e le consuete derive byrdsiane riscontrabili in Be With You Tonight.

Non bisogna dimenticare che i Teenage Fanclub sono una band nata a cavallo tra gli ottanta e i novanta: sebbene le loro influenze peschino soprattutto nei decenni precedenti, restano a tutti gli effetti figli della propria epoca. The Same Air e la stessa title-track ne sono la conferma, con quest’ultima che profuma di Cool Britannia in una suggestiva versione acustica. Un pizzico di beatlemania si respira invece in Take Time e, in particolare, nella positività estiva di Day In The Sun. In chiusura, ancora una volta, la band scozzese dimostra che la classe non è acqua, regalandoci un finale avvolgente che suggella un ritorno ispirato e senza tempo.

Bandcamp

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