Suz: Lacework

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Suz

Lacework

(Irma records)

trip hop

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recensione Suz- LaceworkSuz è Susanna La Polla e Lacework è il suo terzo album.

L’ispirazione per questi dieci brani è legata a dei luoghi ben precisi: Koh Tao, Brixton e la sua Bologna.

Lei è co-autrice di tutti i pezzi che sono nati al pianoforte per poi essere imbellettati dalla produzione di Ezra (al secolo Gabriele Ezra Capogna).

I suoni di laboratorio si sovrappongono ai martelletti e quello che ne viene fuori è un album fortemente caratterizzato.

Chi ama le melodie condite con batterie elettroniche, sintetizzatori e quant’altro si possa attaccare a una presa della corrente troverà in Merletto (questa la traduzione letteraria del titolo, che potrebbe italianizzarsi anche in un forse più appropriato Intreccio) pane per le sue orecchie.

La critica ha accolto molto positivamente le prime due fatiche di Suz, Shape For Fear And Bravery (2009, No.Mad Records) e One Is a Crowd (2013, No.Mad Records).

Questo terzo capitolo vede la sua novità più grande proprio nella comparsa del pianoforte che, con la indiscutibile nobiltà che lo caratterizza, dona quel tocco di classe che, al di là del genere musicale, lascia trasparire chiaramente come Suz si erga un gradino più su rispetto alla maggior parte delle attuali produzioni, non soltanto italiane.

E infatti Wide Blue Yander conquista anche uno con l’apparato cardiocircolatorio rigorosamente rockettaro o tutt’al più unplugged come me.

Certo bisogna avere una predisposizione per questo tipo di suoni per apprezzare Lacework. Ci scommetto che molti ne potranno apprezzare le melodie sostenendo che un black-out improvviso lo avrebbe reso un album decisamente migliore.

Ma, proprio come un qualsiasi vestito che si sceglie da indossare, siamo proprio alla mera ragion di gusto: Charlize Teron sarebbe più bella vestita da dark, da bella principessina o in costume da bagno?

 

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