Okkervil River: I Am Very Far

Un album probabilmente non del tutto ispirato questo I Am Very Far dei texani Okkervil River

Okkervil River

I Am Very Far

(Cd, Jagjaguwar)

indie-rock, folk-rock

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Okkervil River: I Am Very Far Con quest’ultimo album gli Okkervil River sembrano aver perso qualcosa rispetto al passato. Innanzitutto il loro sound vira verso un indie-rock molto più “attualista”, solo se paragonato all’alt-country di alcuni dei loro lavori più riusciti (Down the River of Golden Dream; Black Sheep Boy..). Naturalmente sonorità “hip”, in un certo senso, sono sempre state presenti negli album della band texana, anche se stavolta si ha come l’impressione che la saturazione sonica, i wall of sound e gli arrangiamenti “orchestrali” abbiano superato il limite esatto, che consisteva forse nella capacità di utilizzare ciò che era richiesto in ausilio all’effetto – lirico e/o musicale – voluto.

Qui invece avviene precisamente il contrario, ed è proprio il contorno a stabilire (o sopraffare) l’atmosfera di I Am Very Far. Non che episodi riusciti non ve ne siano, come al solito: ed anzi sarà pur sempre il “vero” fan degli O.R. a stabilire il valore effettivo dell’opera – semplicemente perché non si tratta di un vero e proprio passo falso. Ma è tuttavia innegabile che qualche segno di stanchezza comincia a mostrarsi lo stesso. Ineluttabilmente.

Che sia nel mid-tempo di The Valley o nelle basse frequenze di Piratess con tanto di chitarra impazzita, nelle prove leggermente al di sopra di Rider e Lay of the Last Survivor, nel rock – un po’ tedioso – con sfumature epiche di White Shadow Waltz, nella ballata senza scorza We need a myth o in quella slo-core/pianistica di Hanging from a hit (per non parlare poi di Show yourself..), così come nella batteria mulleniana di Your Past Life as a Blast o nella ‘leggera’ Wake and be fine, il discorso non cambia.

Ovviamente resta la voce di Will Sheff (coi relativi testi) a svolgere il ruolo di filo conduttore dell’intero album: ma anche questa appare soffocata dall’adulterazione eccessiva delle canzoni. Nondimeno I Am Very Far sembrerebbe la tappa obbligata per una band che ha sbagliato fin qui veramente poco, magari come punto di riflessione per un’eventuale metamorfosi imminente – si spera in positivo.

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Angelo Damiano Delliponti

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