Nordgarden: You Gotta Get Ready

Il cantautore norvegese, giunto alla sua quarta fatica discografica, sfodera un “fighting spirit” per combattere i problemi e le difficoltà della vita di tutti i giorni a suon di folk

Nordgarden

You Gotta Get Ready

(CD, GDN Records)

folk, rock, soul


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recensione-nordgarden-you-gotta-get-readyFate finta che Bruce Springsteen sia nato in Norvegia e viva attualmente ad Acitrezza, nella nostra Sicilia. Il rocker di Freehold è infatti il punto di riferimento numero uno del giovane Torje Nordgarden, al suo quarto album, intitolato You Gotta Get Ready; il cantautore norvegese, infatti, si è convertito alla religione del rock’n’roll proprio ad un concerto tenuto dal Boss a Valle Hovin (Oslo) nell’estate 1993. Nordgarden realizza la sua quarta fatica dopo aver realizzato anche uno dei suoi più grandi sogni: suonare a New York, proprio in quei locali dell’East Village e di Greenwich Villane dove Springsteen aveva cantato e criticato la Promised Land americana.

You Gotta Get Ready, infatti, è un disco profondamente impregnato dal mondo americano e dalle radici della musica folk e country, di grande ispirazione per Nordgarden. Il norvegese, però, sembra aver raggiunto un buon livello di autonomia e indipendenza nella produzione do it yourself del disco con la sua etichetta discografica, la GDN Records. L’album nasce grazie al tour siciliano dell’estate 2010, quando Nordgarden  e Fabio Genco (Bana Nalonga, Clouds in a Pocket ++), accomunati non solo dal culto di Springsteen, ma anche dall’amore per Andrew Bird, iniziano le prime registrazioni a Marsala; lo step successivo per la realizzazione del disco avviene a Valerenga (Oslo), ma Nordgarden ultimerà poi il lavoro ad Acitrezza.

Con You Gotta Get Ready ci tuffiamo subito nel mood del disco, in cui Nordgarden vuole dimostrare il suo impegno a migliorare le cose e il suo status nel mondo; Schipol Blues è malinconica ma piacevole e coinvolgente; Leaving riflette amaramente sulle delusioni della nostra vita, con un’ottima chitarra nel bridge; il tono cantilenato di Keep It Shining On The Inside non colpisce per niente. Rialza il livello di attenzione These Lovesick Blues, davvero emozionante; Fool To Let You Go è ancora più struggente della precedente, un pezzo che si riascolterebbe per ore; They’re Building, They’re Building è un lamento per un mondo che sta andando a rotoli e che giorno dopo giorno perde le cose più genuine: l’amore e la nostra identità sono le uniche cose a non avere prezzo. Some Work On You esplora in profondità le nostre sofferenze amorose; il pathos aumenta in Why Would She Go, dove le corde della chitarra riescono a toccare quelle dei nostri cuori; la tristissima Carousel On The Loose chiude il disco, con la speranza e la forza di rialzarsi, perché domani è comunque un giorno nuovo, da cui poter sempre ricominciare.

Finalmente un cantautore che, oltre alla teoria, si propone anche di passare all’azione, sfoderando un “fighting spirit” volto all’impegno personale e nella vita quotidiana: You Gotta Get Ready è un disco in cui sono protagoniste la forza di combattere e la voglia di resistere alle difficoltà. Come lo stesso Nordgarden afferma: “Non mi lascio sconfiggere da tutto ciò che mi circonda – nè dalle mille sfide, dai mille schiaffi e né da tutte le difficoltà della vita”. Finalmente un cantautore che sceglie, insiste, prova sempre a superarsi e ad uscire migliorato dalle battaglie che affronta ogni giorno.  Il suo carattere nordico, così combattivo e tenace, deve comunque fare i conti con debolezze, fragilità, e sfiducia nel tempo e nelle cose. Finalmente un cantautore che scrive e canta l’uomo. Quello vero.

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Marco Buccino
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