Mistonocivo: Superego

Dopo sette anni i Mistonocivo tornano con il loro quinto album in studio, Superego, un concentrato di suoni elettronici e melodia che rimanda ai Depeche Mode con una certa dose di originalità e tanto coraggio
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Mistonocivo

Superego

(Vrec/Audioglobe)

rock post-industriale

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recensione mistonocivo superegoSono ben sette gli anni che separano Zerougualeinfinito da Superego, l’ultima fatica dei Mistonocivo.

A voler essere precisi nel mezzo c’è stata la svolta elettronica di E.G.O., un’autoproduzione che è stata il bulbo di questo quinto album in studio della band vicentina.

Già, perché in E.G.O. sono confluite delle aggiunte e quello che era un accenno è presto diventato un fiume in piena.

Proprio ieri, dopo molto tempo, stavo riascoltando il greatest hits dei Depeche Mode e, per quelle strane circostanze della vita, quando stamattina ho messo su i Mistonocivo le prime note del brano di apertura Wo mi hanno immediatamente rimandato a quel mood così tipico.

Arpa è la prima traccia in qualche modo di rottura, aggressiva e sfacciata, oltreché nella musicalità, anche nelle sue sbavature linguistiche senza filtri, “Mentre tutto tace parla la televisione”, che è anche assurta a primo singolo.

La successiva Anima è l’interludio che non ti aspetti, interamente strumentale al piano e dai connotati gentili e incredibilmente delicati.

Certamente degna di nota è Agil Dream, che loro stessi definiscono “meraviglia sintetica”.

Il disco è stato prodotto da Polly (alias Paolo D’Ambrosio), il tastierista del gruppo. E la cosa è doppiamente significativa se si considera che i Mistonocivo, agli esordi, furono sotto le benefiche sgrinfie di Corrado Rustici (Virus, 2001, Virgin). Che però, con ogni probabilità, aveva un approccio un po’ troppo mainstream rispetto alle loro ambizioni.

E questa crescita voluta dalla band, che si è anche esibita con Lenny Kravitz all’Arena di Verona, è ben sintetizzata in questo nuovo lavoro.

Ultraterrestre, l’altro singolo, è effettivamente il singolo perfetto, dove ogni elemento trova la sua sintesi nella giusta misura: la voce di Cristiano Cortelazzo, il basso sperimentale di Federico Ceccato e, appunto, la vena eclettica di D’Ambrosio.

Chiude Circofante, un divertissement a tutto tondo, in qualche modo pungente e dissacrante, al contempo, o contro tempo, fate vobis.

 

 

 

 

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