Marc Almond: Varieté

Il rumore di passi sull tavole del palcoscenico, in un teatro silenzioso. Il velluto rosso del sipario e delle poltrone. L'orchestra suona, la voce del cantante si alza. Il pubblico che riempie il teatro, applaude.

Marc Almond

Varieté

(2CD, Cherry Red Records)

pop

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marc-almond-varieteMe ne ero accorto già da svariati anni, da quando vidi Marc Almond come gruppo di supporto dei Cure una ventina di anni fa, o forse di più. Marc stava costruendo la sua storia per arrivare a fare questo disco, Varietè, la summa di tutti gli esperimenti vocali e lirici che ha fatto dalla fondazione dei Soft Cell. Lui voleva essere il protagonista sul palco di uno spettacolo tra cabaret, freak show e lirica. Musica semplice ma unica, i riflettori solo su di lui.

Tutte le canzoni dell’album sono opera sua, ed erano dieci anni che Almond andava avanti con progetti da interprete o rielaborazione di proprie canzoni o dei Soft Cell.

La sequenza si muove con una certa calma e senza scossoni, ma il livello è altissimo. Lavender, Unloveable, Sandboy sono molto morrisseyane, (o forse è Morrissey un po’ almondiano). Con It’s all going on si va verso le radici del soul. I Soft Cell appaiono in Variety, anche se in versione sobria e non elettronica. Poi tutto un salire per cantare il canto del cigno.

Forse è il suo ultimo disco da autore, non certo da interprete. Perché lui appartiene a vecchie tavole da palcoscenico, con un sipario luccicante ed è lì che lui vuole cantare le sue canzoni tristi che narrano di peccati e peccatori.

La versione deluxe del disco contiene un secondo cd con delle canzoni acustiche ed è curioso il fatto che, come per incanto, in queste canzoni appaia il lato Bowie di Marc Almond, ed effettivamente i due hanno qualcosa da spartire.

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