M83: Hurry Up, We’re Dreaming

Partendo dallo shoegaze e dal synth-pop anni ’80 M83 (one-man band di Anthony Gonzales), da alle stampe Hurry Up, We're Dreaming, un imponente concept spalmato su due cd, ricco di brani dalle diverse atmosfere e sfumature

M83

Hurry Up, We’re Dreaming

(Cd, Mute)

synth-pop, shoegaze,

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M83- Hurry Up, We're DreamingPartendo dallo shoegaze e dal synth-pop anni ’80 M83 (one-man band di Anthony Gonzales), da alle stampe Hurry Up, We’re Dreaming, un imponente concept spalmato su due cd, nei quali finiscono inevitabilmente per confluire rimandi a una miriade di artisti, collegati dal comune sentire pop, sulla linea cronologica che va da Peter Gabriel agli Arcade Fire, passando per U2 e Tears For Fears.

I ben 22 brani proposti hanno complessivamente un approccio quasi cinematografico, nel loro cangiante e quasi visuale mutamento di toni e atmosfere, che incessantemente alterna soluzioni impostate maggiormente sui synth (Midnight City e New Map, ad esempio) ad altre nelle quali è protagonista la voce (Intro, con Zola Jesus, Raconte-Moi Une Histoire e My Tears Are Becoming A Sea).

Ampio ed eterogeneo, il progetto pecca però di direzionalità, nel senso che l’ascoltatore si ritrova a un certo punto privo d’orientamento, in balia di sterzate stilistiche anche ben organizzate e interpretate, ma che poco comunicano delle reali intenzioni finali dell’artista statunitense.

Analizzate in se e per se le singole tracce sono anche valide e piacevoli, ma è l’insieme che non convince appieno, probabilmente perché Hurry Up, We’re Dreaming è prima di tutto un concept troppo ambizioso e pachidermico.

Anthony Gonzales/M83 non ha di certo la stoffa artistica di un Peter Gabriel, per fare un nome illustre, e le cose finiscono per sfuggirgli di mano, via via che l’ascolto dell’album procede, giungendo a fine corsa senza energia a sufficienza per tenere sotto controllo la considerevole mole sonora che è stata progressivamente evocata.

L’ipotesi di aggiornamento e fusione delle sonorità wave e shoegaze, synth e dreampop non è dunque pienamente riuscita, e forse solo una più approfondita scrematura del materiale potrebbe far emergere gli elementi stilistici davvero degni di nota.

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Alekos Capelli
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