Lee Ranaldo And The Dust: Last Night On Earth

Un viaggio introspettivo ma senza tensioni, un talento che si muove con passi sicuri tra i paesaggi della sua inventiva, questo traspare dal nuovo lavoro di Lee Ranaldo and the Dust, Last Night On Earth, un lavoro da assaporare senza fretta

Lee Ranaldo And The Dust

Last Night On Earth

alternative rock

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Lee Ranaldo And The Dust- Last Night On EarthLee Ranaldo, colonna portante dei Sonic Youth ha portato avanti negli anni, oltre al suo lavoro con la band, un buon numero di progetti solisti. Un artista a tutto tondo Lee, capace di essere chitarrista, cantante, autore, produttore nonché poeta e scrittore. Per meglio comprendere la portata del suo talento basti pensare che appena  nel 2004, è stato inserito, dalla celebre rivista musicale Rolling Stones, tra i chitarristi migliori di tutti i tempi. Ora grazie a collaborazioni illustri ci propone questo album prendendo il nome di Lee Ranaldo and the Dust.

Un lavoro meditato, maturo, Last Night On Earth, concepito in un momento che definire particolare pare un eufemismo. Dopo  che l’uragano Sandy aveva devastato New York  l’impatto visivo catastrofico che Lee si trova davanti è tremendo, apocalittico. Desolazione e distruzione fanno però scoccare la scintilla e, sebbene nel titolo non ve ne sia traccia, i testi non perdono di vista un pensiero imperlato di ottimismo, dove la speranza e la fiducia per il futuro riescono a farsi largo tra le macerie.

Si parte con Lecce, Leaving  e abbiamo subito un tributo alla splendida terra del Salento. Lee, nel 2011, durante il programma internazionale di creazione e ricerca sonora Sound Res, che si tiene proprio a Lecce, rimane colpito della bellezza di queste terre, pensando bene di  dedicargli questa track. Una ballad solare ed allegra dalle sonorità che ricordano quelle dei R.e.m., salvo nella parte strumentale dar vita ad un ritmo più incalzante con assoli e parte ritmica sugli scudi.

In Key hole un intro noise fa da preludio and una parte cantata che richiama il primo Bowie, poi nella parte finale  il pezzo diventa più aggressivo e sperimentale. In conclusione un pezzo ben riuscito e melodicamente apprezzabile.

In Last Night on Earth, la track che da il nome all’album, Lee gioca con un due ritmi diversi , tra strofe e ritornello, legati tra loro in modo molto soddisfacente e funzionale da una melodia che fa da trampolino al cambio di ritmo del ritornello. Una track sicuramente riuscitissima.

Un dolcissimo quanto inusuale clavicembalo introduce Late Descent No.2, accompagnandola per quasi tutta la sua durata. Una canzone che attinge a piene mani a tutto il talento e all’inventiva di Lee anche se di durata temporale ridotta rispetto al resto dell’album.

Con Ambulancer i ritmi si fanno un po’ più accentuati, grazie a chitarre distorte che si intrecciano amabilmente tra loro. La canzone viene poi nobilitata da assoli di indubbia qualità che arricchiscono il seguito di un ritornello pulito e funzionale. Una delle track più coinvolgenti anche grazie al coro dolcissimo con il quale termina.

La traccia che chiude l’album, dalla durata di  più di dieci minuti, è Black out. Una  deliziosa commistione tra sonorità  blues, chitarre ululanti e cori beatlesiani, che solo un talento puro come Lee Ranaldo riesce a forgiare tra loro concedendosi anche il lusso di dar sfogo alla sua voglia sperimentazione e alle sue eccellenti capacità tecniche.

Un buon lavoro quello di Lee Ranaldo and the Dust con Last Night On Earth, qualitativamente inappuntabile sia sotto il profilo tecnico che quello melodico. Nell’impressione generale, l’album  forse manca un po’di profondità, di suggestione, in quanto certe melodie riescono per lo più ad intrattenere l’ascoltatore invece di trascinarlo e coinvolgerlo. Comunque la voglia di sperimentare appare ben bilanciata con la ricerca melodica e il lavoro acquista considerazione ad ogni ascolto. Un album gradevole, pieno di sfumature, da gustare  adagio, con tranquillità.

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Gaetano Turchetta
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