Larry Manteca: Deep Cut

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Larry Manteca

Deep Cut

(Autoproduzione)

funky, afrobeat

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Larry Manteca- Deep CutAlessandro Paiola, in arte Larry Manteca, nasce a Milano e si fa conoscere nel web grazie ad alcuni video su Youtube che riproducono colonne sonore, da lui composte, in perfetto stile anni 70. Questi pezzi, pertinenti e ben eseguiti, non tardano ad attirare la curiosità del popolo della rete. Cosi dopo aver raccolto un discreto numero di brani e reclutato vari musicisti, nel 2013 pubblica il suo primo Ep, Zombie Mandingo, ed ora ci propone il suo nuovo lavoro, che prende il nome di Deep cut.

Le tracks che compongono il nuovo ep rivelano l’uso di una base strumentale varia ed appropriata. Deep cut, cosi come il suo predecessore Zombie Mandingo, è disponibile in download gratuito e ci catapulta, con le sue sonorità retrò ed i suoi ritmi frenetici, dritto dentro ad un poliziesco americano anni 70, zeppo di inseguimenti, suspence, criminali e corruzione. L’ambientazione dell’album di Larry Manteca poi è rafforzata dall’immagine della copertina che non lascia spazio a dubbi, siamo nei ghetti di New York o in un’altra capitale del crimine americana dei seventies.

I pezzi sono, a parte qualche coro qui e lì, interamente strumentali e, per forza di cose, non raggiungono i tre minuti di durata. Deep Cut ci regala una sagacia compositiva ed una verve che fanno scorrere fluidamente l’ascolto, divertendo e riportando fedelmente le sonorità del tempo a cui fanno riferimento. Tanto funky, una buona dose di afrobeat ed il lavoro è servito, con tanto di ringraziamento a Lalo Schifrin e i Funkadelik, maestri del genere.

Si inizia con Blue city lights, che inizia con un atmosfere jazz arricchite da suoni elettronici, con un vociare di persone come sottofondo.

Seven steps to hell, sembra fatta su misura per una puntata del celebre telefilm Sulle strade di San Francisco, salvo nella seconda parte sfoggiare cori in falsetto, suoni elettronici e tempi funky.

La base ritmica sta alla base dell’efficacia del pezzo Alvin’s run, come ad immaginare la corsa del presunto Alvin per sfuggire dai poliziotti, una corsa tra i ghetti americani tanto che non manca, alla fine, il rumore del traffico delle strade di qualche metropoli americana.

In Groovy stuff, un giro di basso vispo fa da base a chitarre arricchite da effetti wha-wha. Poco dopo l’ingresso delle trombe ricompaiono i cori, stavolta più sommessi.

Un lavoro di ottima fattura quello di Larry Manteca con Deep Cut, fresco, veloce, fluido. Strumentazione usata a dovere e una consitente vena compositiva mostrate nella composizione di quelle che sembrano, in tutto e per tutto, colonne sonore. Di contraltare c’è il fatto che il campo di applicazione risulta evidentemente limitato e forse non potrebbe essere altrimenti. Da consigliare certamente a tutti gli appassionati del genere.

 

 

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