King Of The Opera: Driftwood

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King Of The Opera

Driftwood

(A Buzz Supreme/Trovarobato)

psych-rock, ambient

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King Of The Opera- DriftwoodI King Of The Opera, trio capitanato da Alberto Mariotti , con Driftwood, prendono definitivamente  la direzione verso la sperimentazione sonora dove suoni e trama hanno un legame forte, in un rapporto osmotico caratterizzato dal fluire di idee. Come già intuito nel loro primo lavoro Nothing Outstanding, l’impronta sperimentale caratterizza l’anima del trio, tracciando un confine netto con i lavori precedentemente elaborati da Mariotti. Con Driftwood tale impronta appare ancora più marcata, avvalendosi di suoni elettronici, sonorità di matrice ambient e venature psych.

Il lavoro appare come un’unica traccia di venti minuti, scindibile in tre momenti. Territorio ideale per un concept album che, attraverso una trama ben ideata, tratta della deriva fisica ed interiore. La metafora racchiusa nell’ idea di Driftwood narra di un uomo che disperso in mare per giorni e giorni su una piccola imbarcazione, che va alla deriva, arrendendosi gradualmente alla sorte che il destino gli ha riservato. Così, senza speranze e dopo aver subito la furia di una tempesta, si ritrova vivo su una spiaggia deserta, senza coscienza del luogo e soprattutto del passato, del quale non riesce a ricordare nemmeno il minimo dettaglio. L’uomo non riuscirà più a stabilire contatti con il suo passato né a comprendere cosa lo aveva spinto fin lì, ma da questa nuova esistenza, dopo aver danzato con la morte, trarrà un crescita interiore che innalzerà il suo spirito verso una nuova dimensione caratterizzata da valori più veri, solidi e superiori.

Deriva spirituale e fisica quindi, con il mare prima amichevole, poi nefasto ed infine veicolo verso una dimensione, che porterà il protagonista del viaggio ad una consapevolezza spirituale superiore. Tale consapevolezza sarà raggiunta solo attraverso indicibile sofferenza, l’abbandono di ogni speranza e l’azzeramento dei propri ricordi o di un qualsiasi pensiero di ciò si è stati.

Driftwood, detriti, come quelli che il protagonista si trova davanti non appena si sveglia dopo la tempesta, è un lavoro unico, scindibile in tre tracce che, sebbene siano state composte separatamente, sono poi state plasmate ed adattate al concetto.

Si inizia con la prima parte, Colours and lights, dove un arpeggio lento ed onirico richiama il lento navigare su un mare calmo e placido.

Nella parte centrale, I remember something, un giro di basso continuo ed echeggiante sorregge suoni elettronici o riprodotti al contrario, facendo da preludio ad un crescendo che richiama quella tempesta che sferzerà il protagonista fino alla perdita dei sensi.

In Counting shadows l’ultima parte di Driftwood, un giro di piano tanto dolce quanto ansioso allude al risveglio dell’uomo in cui si mischiano  il sollievo per essere ancora vivo e l’incertezza del luogo dove è naufragato. Successivamente chitarre distorte e suoni elettronici accompagnano il realizzare del protagonista di non poter in alcun modo ricordare il passato. Un dolce arpeggiare di basso accompagnato dal piano fa intendere che quella non è la fine, ma un nuovo inizio.

In conclusione al nuovo lavoro dei King Of The Opera, Driftwood, non manca di certo il coraggio di osare o di sperimentare. La scelta dei suoni e delle atmosfere riesce veramente a descrivere la storia, contribuendo decisamente a far immergere l’ascoltatore nella trama. Talvolta però l’eccesso di sperimentazione rende le melodie più  vicine alla mera  improvvisazione, che ad un concept-album compiuto e finito.

 

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